L’ACCADEMIA FRANCESE

Come è noto, il francese è una delle principali lingue di derivazione latina, assieme all’italiano, allo spagnolo, al portoghese, al rumeno, al romancio e al creolo haitiano. Per questa ragione, tali lingue si chiamano anche “lingue neolatine” o “lingue romanze“.

Per il fatto di essere state pubblicate originariamente in queste lingue (per la precisione, proprio in francese) hanno preso il nome di “romanzi” (romans) le prime produzioni letterarie del XVIII secolo dotate di fabula e intreccio e che narravano di vicende che avevano luogo in un arco temporale piuttosto lungo. Il termine “roman“, tuttavia, era già utilizzato in Francia anche in epoca medievale, sebbene a quel tempo servisse a identificare dei poemi, più che dei romanzi così come li intendiamo oggi nell’uso moderno.

La lingua francese prende dunque origine dal latino; tuttavia, contiene ancora oggi molti elementi sia della lingua gallica che di quella germanica.

La lingua gallica era una lingua celtica che veniva parlata nel territorio chiamato Gallia Transalpina o “Gallia Comata” all’epoca dell’impero romano, prima delle invasioni barbariche del V secolo d.C. Il territorio comunemente chiamato “Gallia” corrispondeva all’attuale Francia (salvo pochi cambiamenti nella cartina geografica avvenuti durante il corso della storia), quando il Paese era abitato da tribù indigene di origine celtica. Uno dei più famosi esempi di influenza gallica nella lingua francese è l’accentazione tonica sull’ultima sillaba (celebre caratteristica del francese odierno) nonché l’uso dei gallicismi, ossia di alcune particolari espressioni di tempo peculiari di questa lingua. Un’altra influenza che ebbe la lingua gallica nella creazione del francese moderno fu nell’introduzione delle vocali nasali.

Regina celtica.

Nel V secolo d.C., quando i Franchi Salii presero possesso del Paese mescolandosi alla popolazione indigena, la lingua locale assunse anche alcuni aspetti della lingua germanica che veniva correntemente parlata dai Franchi (il francone). Un esempio è la particolare “r” moscia francese tipica anche delle lingue di derivazione tedesca, assieme ad alcune parole di origine germanica come “chat” (gatto), “épée” (spada) e “blanc” (bianco).

Da latino, gallico e francone è derivato il francese antico o “ancien français”, che conservava ancora la declinazione delle parole tipica del latino e della lingua tedesca, sebbene assai più semplice che in queste ultime.

Si considera che il primo documento della storia scritto in ancien français sia stato il Giuramento di Strasburgo dell’842, che venne stipulato tra i discendenti di Ludovico il Pio, figlio di Carlo Magno. Il primo vero e proprio testo letterario è invece la Sequenza di Sant’Eulalia dell’878-882, un poema di autore ignoto dedicato a una santa martire protocristiana che fa parte della raccolta Ludwigslied.

Tra il X e il XIII secolo, nel nord e centro-nord della Francia, le varie sfumature e inflessioni che assunse l’ancien français determinarono la comparsa della lingua d’oïl, così chiamata per il modo di dire “sì” in questo idioma: oïl”, appunto, dalla contrazione del latino “hoc ille” (questo è quello). Nelle aree meridionali e sud-occidentali era invece parlata un’altra lingua di origine latina, gallica e francone, chiamata oc, dal latino “hoc” (questo), che costituiva la sua affermazione. A queste due lingue si aggiungeva poi il franco-provenzale, che veniva parlato nelle regioni di confine tra la Francia, la Svizzera e l’Italia e che ebbe assai meno influenza in territorio francese, mentre lo ebbe di più in Piemonte e nei cantoni svizzeri francesi.

Fino al ‘200, queste due lingue (oc e oïl) si svilupparono indipendentemente, ma gli eventi che sconvolsero il sud della Francia (ossia la sanguinosa Crociata contro gli Albigesi che ebbe luogo  dal 1209 al 1229) determinarono un arresto della produzione letteraria in quest’area, con conseguente prevalere delle opere letterarie settentrionali e della lingua d’oïl sul quella d’oc. Dalla lingua oïl è quindi derivato il francese odierno.

Dalla lingua d’oïl, e soprattutto dal dialetto che veniva parlato in Normandia, è nato anche il moderno inglese, in seguito alla conquista normanna della Gran Bretagna che avvenne ad opera del duca Guglielmo il Conquistatore (1066). In Francia, invece, tra i vari dialetti d’oïl prevalse il franciano che veniva parlato nell’Île-de-France, soprattutto dal momento in cui Parigi prevalse come centro amministrativo del Paese.

Nel XIV secolo le declinazioni che facevano parte dell’antico oïl scomparvero del tutto, ma per lungo tempo il francese antico continuò a essere parlato con una pronuncia molto più “grezza” rispetto a come suona oggi, priva di pronunce particolari dei dittonghi (fatta eccezione per il dittongo “au” che veniva già pronunciato “o”) e dotata invece di una completa pronuncia della consonanti finali di parola. Questa lingua, che può essere già definita proto-francese, prende oggi il nome di moyen français e venne parlata fino al XVI secolo.

Dopo tale periodo, grazie soprattutto a Pierre de Ronsard (uno dei padri della lingua francese), la lingua si trasformò completamente, arricchendosi di una terminologia colta e scientifica: lo scopo di Ronsard e del suo circolo letterario chiamato “Pléiade“, era infatti quello di migliorare la pronuncia e l’espressione della lingua francese in modo da trasformarla in un idioma elegante e raffinato, scevro dalle terminologie rozze e fortemente volgari di cui era piena (e in parte lo è ancora oggi). Questo intento venne indicato anche nell’opera di Joachim du Bellay (anche lui membro del circolo) “Difesa e illustrazione della lingua francese” (Défense et illustration de la langue française) del 1549.

Pierre de Ronsard.

Tale nuovo tipo di linguaggio ideato dal circolo Pléiade fu particolarmente apprezzato fin da subito presso la corte, poiché tali suoni ed espressioni si confacevano all’ambiente elegante della reggia e al tipo di attività artistica e culturale che era stata pian piano introdotta all’interno del Paese: desiderosi di perdere i propri costumi barbarici e di dare vita a un Rinascimento francese, i vari monarchi del XVI secolo (a cominciare da Francesco I, che nel 1539, con l’Ordonnance de Villers-Cotterêts, aveva imposto il francese come lingua ufficiale dei documenti, al posto del latino) avevano richiamato in Francia molti artisti italiani nel tentativo di assimilare le innovazioni e raffinatezze provenienti dall’Italia, e in particolar modo da Firenze. La trasformazione della lingua di quegli stessi anni veniva quindi vista come un’ulteriore passo avanti nel processo di modernizzazione del regno.

Altri passi avanti vennero fatti nel secolo successivo (il Seicento o Grand Siècle), quando, nel 1635, il cardinale Richelieu, all’epoca primo ministro francese, fondò l’Accademia Francese, meglio conosciuta come Académie Française, un’istituzione ancora oggi viva e attiva in Francia che ha lo scopo di aggiornare il vocabolario francese al pari dell’Accademia della Crusca in Italia. Tra i suoi membri più illustri vi furono Voltaire, Montesquieu, Victor Hugo e François-René de Chateaubriand.

François-Marie Arouet, detto “Voltaire”.

L’Accademia Francese continuò l’opera di sofisticazione della lingua avviata da Joachim du Bellay e Pierre de Ronsard, introducendo modifiche alla pronuncia e all’ortografia che divennero ufficiali con la pubblicazione del Dizionario dell’Accademia Francese (Dictionnaire de l’Académie française) del 1694. Fu così che il francese moderno ebbe definitivamente origine, nonché l’egemonia del francese sulle altre lingue europee che perdurò fino alla Seconda Guerra Mondiale, per essere sostituito dall’inglese: l’espansione dei domini francesi e la stabilità politica di cui il Paese godette in quegli anni ne fece un modello per tutti gli altri Stati d’Europa.

Oggi l’Accademia Francese è composta da letterati di vario tipo (poeti, scrittori, drammaturghi, filologi, ecc.) ma anche da figure impegnate nel campo scientifico che si distinguono come esperte della lingua e in qualche modo responsabili del suo ampliamento e arricchimento. In tutto i membri sono 40 chiamati “gli immortali”, scelti tramite elezione.

Ogni anno l’Accademia conferisce il “Grand prix de littérature de l’Académie française” (Gran Premio di letteratura dell’Accademia francese) ai letterati francesi che maggiormente si distinguono per il loro contributo alla cultura e alla letteratura francese attraverso le loro opere, ma non è l’unico: numerosi sono i riconoscimenti che l’Accademia conferisce annualmente, tra cui anche il Grand prix de romans (Gran premio dei romanzi). Dal 1986, inoltre, si è aggiunto il “Grand prix de la francophonie” (Gran premio della Francofonia), anch’esso conferito annualmente.

L’Accademia francese odierna, il cui scopo è anche quello di proteggere il vocabolario da eventuali contaminazioni, lotta per evitare che nel lessico francese molte parole vengano perdute perché sostituite da vocaboli inglesi, soprattutto a causa del linguaggio informatico elaborato negli Stati Uniti. Questo impegno non mira solo alla salvaguardia della lingua, ma di tutta la cultura e l’identità francese.

 TORNA ALLA PAGINA DI CULTURA E CURIOSITA’