ALPHONSE DE LAMARTINE

Alphonse de Lamartine (1790-1869) è stato un poeta e scrittore francese esponente del Romanticismo letterario.

Alphonse Lamartine. Immagine di pubblico dominio.

La sua raccolta di poesie più famosa sono le “Meditazioni poetiche” (Méditations poétiques) del 1820, una raccolta di 24 liriche che narrano del suo amore giovanile per Julie Charles, tragicamente deceduta e chiamata “Elvire” all’interno dell’opera letteraria.

Nel 1823 Lamartine scrisse un’altra raccolta chiamata “Nuove Meditazioni poetiche” (Nouvelles Méditations poétiques), a cui seguirono nel 1830 le “Armonie poetiche e religiose” (Harmonies poétiques et religieuses). In quest’ultima opera lo scrittore, fervente religioso, decide di fare un elogio molto sentito di Dio e della fede, attraverso i toni fortemente romantici tipici della sua lirica.

Dopo aver scritto i poemetti “La morte di Socrate” (La mort de Socrate) nel 1823 e “L’ultimo canto del pellegrinaggio di Aroldo” (Le dernier chant du pèlerinage d’Harold) del 1825, ispirato alle opere di Byron, nel 1830 pubblicò anche “Jocelyn”, un frammento che, nelle sue intenzioni, doveva appartenere a un poema epico più lungo, e nel 1838 seguì l’opera “La caduta di un angelo” (La chute d’un ange).

Si riporta in questa pagina il testo originale francese della poesia “Le lac” (il lago) appartenente alla raccolta “Méditations poétiques”. In questa poesia dedicata al suo amore di gioventù, è espressa tutta l’angoscia e il sentimento vivo del movimento romantico.

TESTO FRANCESE:

Ainsi, toujours poussés vers de nouveaux rivages,
Dans la nuit éternelle emportés sans retour,
Ne pourrons-nous jamais sur l’océan des âges
Jeter l’ancre un seul jour ?

Ô lac ! l’année à peine a fini sa carrière,
Et près des flots chéris qu’elle devait revoir,
Regarde ! je viens seul m’asseoir sur cette pierre
Où tu la vis s’asseoir !

Tu mugissais ainsi sous ces roches profondes,
Ainsi tu te brisais sur leurs flancs déchirés,
Ainsi le vent jetait l’écume de tes ondes
Sur ses pieds adorés.

Un soir, t’en souvient-il ? nous voguions en silence ;
On n’entendait au loin, sur l’onde et sous les cieux,
Que le bruit des rameurs qui frappaient en cadence
Tes flots harmonieux.

Tout à coup des accents inconnus à la terre
Du rivage charmé frappèrent les échos ;
Le flot fut attentif, et la voix qui m’est chère
Laissa tomber ces mots :

“Ô temps ! suspends ton vol, et vous, heures propices !
Suspendez votre cours :
Laissez-nous savourer les rapides délices
Des plus beaux de nos jours !

“Assez de malheureux ici-bas vous implorent,
Coulez, coulez pour eux ;
Prenez avec leurs jours les soins qui les dévorent ;
Oubliez les heureux.

” Mais je demande en vain quelques moments encore,
Le temps m’échappe et fuit ;
Je dis à cette nuit : Sois plus lente ; et l’aurore
Va dissiper la nuit.

” Aimons donc, aimons donc ! de l’heure fugitive,
Hâtons-nous, jouissons !
L’homme n’a point de port, le temps n’a point de rive ;
Il coule, et nous passons ! ”

Temps jaloux, se peut-il que ces moments d’ivresse,
Où l’amour à longs flots nous verse le bonheur,
S’envolent loin de nous de la même vitesse
Que les jours de malheur ?

Eh quoi ! n’en pourrons-nous fixer au moins la trace ?
Quoi ! passés pour jamais ! quoi ! tout entiers perdus !
Ce temps qui les donna, ce temps qui les efface,
Ne nous les rendra plus !

Éternité, néant, passé, sombres abîmes,
Que faites-vous des jours que vous engloutissez ?
Parlez : nous rendrez-vous ces extases sublimes
Que vous nous ravissez ?

Ô lac ! rochers muets ! grottes ! forêt obscure !
Vous, que le temps épargne ou qu’il peut rajeunir,
Gardez de cette nuit, gardez, belle nature,
Au moins le souvenir !

Qu’il soit dans ton repos, qu’il soit dans tes orages,
Beau lac, et dans l’aspect de tes riants coteaux,
Et dans ces noirs sapins, et dans ces rocs sauvages
Qui pendent sur tes eaux.

Qu’il soit dans le zéphyr qui frémit et qui passe,
Dans les bruits de tes bords par tes bords répétés,
Dans l’astre au front d’argent qui blanchit ta surface
De ses molles clartés.

Que le vent qui gémit, le roseau qui soupire,
Que les parfums légers de ton air embaumé,
Que tout ce qu’on entend, l’on voit ou l’on respire,
Tout dise : Ils ont aimé !

TRADUZIONE IN ITALIANO (by francesefacile.altervista,org/blog):

(La traduzione presenta un leggero adattamento per migliorarne la comprensione).

E dunque, sempre spinti verso nuove rive,
Trascinati nella notte eterna senza ritorno,
Non potremo mai sull’oceano delle ere
Gettare l’ancora un solo giorno?

O lago! L’anno ha appena terminato la sua carriera,
e presso quei cari flutti che lei voleva rivedere,
Guarda! Vengo da solo a sedermi su questa pietra
Dove tu la vedesti sedere!

Così muggivi sotto queste rocce profonde,
Così ti spezzavi sui loro fianchi lacerati,
Così il vento gettava la schiuma delle tue onde
Sui suoi piedi adorati.

Una sera, te ne ricordi? noi vogavamo in silenzio;
Di lontano si sentiva, sull’onda e sotto i cieli,
Solo il rumore dei remi che colpivano in cadenza
I tuoi flutti armoniosi.

Tutto a un tratto degli accenti sconosciuti alla terra
Dalla riva incantata si ruppero le eco;
L’onda fu attenta, e la voce che mi è chiara
Lasciò cadere queste parole:

“O tempo! Sospendi il tuo volo, e voi, ore propizie!
Sospendete il vostro corso:
Lasciateci assaporare le rapide delizie
Dei più belli dei nostri giorni!

Anime sfortunate quaggiù vi implorano,
Scorrete, scorrete per loro:
Prendete con i loro giorni gli affanni che li divorano;
Dimenticate i (giorni) felici.

Ma invano io chiedo qualche momento ancora,
Il tempo mi sfugge e si perde;
Io dico a questa notte: “Va più lenta”, e l’aurora
Già disperde la notte.

Amiamo,dunque, amiamo dunque! Dell’ora fuggente,
Affrettiamoci, godiamo!
L’uomo non ha nessun porto, ed il tempo non ha nessuna riva,
Esso scorre, e noi passiamo!”

Tempi gelosi, è possibile che questi momenti d’ebbrezza,
In cui l’amore a lunghi flotti ci versa la felicità,
Se ne volino via lontano da noi con la stessa velocità
Dei giorni di tristezza?

Vi prego! non potremmo fissarne almeno la traccia?
Allora! passati per sempre ! allora! tutti interamente perduti!
Questo tempo che li dona, questo tempo che li affaccia,
Non ce li renderà più!

Eternità, niente, passato, oscuri abissi,
Che fate voi dei giorni che inghiottite?
Parlate: ci rendete (forse) queste estasi sublimi
Che ci rapite?

 O lago! scogli muti! grotte! foresta oscura!
Voi, che il tempo risparmia o che può ringiovanire,
Conservate di questa notte, conservate, bella natura,
Almeno il ricordo!

Che sia nel tuo riposo, che sia nei tuoi temporali,
Bel lago, e nell’aspetto delle tue ridenti coste,
E in questi abeti neri, e in queste rocche selvagge
Che pendono sulle tue acque.

Che sia nello zefiro che freme e che passa,
Nei suoni delle tue rive e dalle tue rive ripetuti,
Nell’astro dalla fronte argentea che imbianca la tua superficie
Dei suoi morbidi chiarori. 

Che il vento che geme, il giunco che sospira,
Che i profumi leggeri della tua aria balsamica,
Che tutto quello che si ascolta, che si veda o che si respiri,
Tutto dica: Hanno amato!

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