DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO

Durante la Rivoluzione francese, con l’abolizione dei privilegi feudali e dell’Ancien Régime, il termine “suddito” (sujet) che era stato comunemente utilizzato fino ad allora, venne soppresso e sostituito dal termine “cittadino” (citoyen).

In virtù dei princìpi illuministi, secondo cui ogni uomo è nato uguale all’altro e degno come ogni altro di propri diritti, i termini “cittadino” (citoyen) e “cittadina” (citoyenne) rimpiazzarono dal 1789 fino al 1804 circa (anno dell’incoronazione di Napoleone a imperatore dei francesi) anche il normale “Monsieur”, “Madame” et “Mademoiselle”. Perfino il re venne chiamato “cittadino” sopprimendo qualsiasi altro appellativo regale con cui si era soliti rivolgersi al sovrano, e venne inoltre abolito l’uso del “voi” sostituendolo col “tu” per qualunque individuo.

Per questa ragione, il termine “cittadino” si ritrova anche in un verso nella “Marsigliese“, l’inno nazionale di Francia nato nel 1791:

” Aux armes, citoyens !” (Alle armi, cittadini!)

L’appellativo “citoyen” iniziò ad essere utilizzato dopo la nascita della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” (Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen) datata 26 agosto 1789. Questo importante documento, redatto in soli sei giorni, era stato concepito dall’Assemblea Nazionale Costituente (l’organo che deteneva il potere in Francia nel 1789) per essere inserito all’interno della futura Costituzione del 1791 una volta instaurata la monarchia costituzionale. Il 6 ottobre 1789 il re Luigi XVItrasferito dalla reggia al palazzo delle Tuileries, fu costretto a firmare ed approvare la dichiarazione, perdendo così il suo potere assoluto.

Dipinto di Jean-Jacques-François Le Barbier del 1789 illustrante i diritti dell’uomo e del cittadino. Nel quadro è possibile notare: il triangolo con l’occhio, simbolo della provvidenza divina (Eye of providence), indicato dall’angelo; l’allegoria della monarchia che si rende conto di aver perso i suoi schiavi, simboleggiata dalla donna a sinistra che tiene in mano delle catene spezzate; il capello frigio simbolo dei rivoluzionari, sotto al titolo.

Il testo era stato proposto dal generale e marchese Gilbert de La Fayette, che aveva combattuto nella Guerra d’Indipendenza americana (1775 – 1783), ricalcando appunto la costituzione emanata dagli Stati Confederati: questi erano stati il primo Paese al mondo ad essersi liberati dal dispotismo e dall’egemonia del proprio sovrano, ed erano perciò visti come un simbolo di libertà in tutta Europa.

Il marchese La Fayette.

Così citava il primo articolo della dichiarazione:

Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’ utilità comune.

Questo documento è oggi molto importante perché rappresenta l’ “antenato” della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (o Diritti Umani) emanata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Nonostante le iniziali intenzioni, tuttavia, il documento del 1789 non riuscì a cambiare in maniera netta la situazione della donna, la quale fu elevata sullo stesso piano dell’uomo solo sulla carta e non all’atto pratico. Già nel 1790 il rivoluzionario girondino Nicolas de Condorcet (Presidente dell’Assemblea Nazionale nel 1792 e membro della Gironda, arrestato per le sue visioni troppo moderate nel 1794) fece appello all’Assemblea Nazionale Costituente perché fossero riconosciuti i diritti della donna, ma con scarsi risultati.

Nel 1791 la rivoluzionaria girondina Olympe de Gouges (soprannome di Marie Gouze) scrisse indignata la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, un testo che ricalcava fedelmente quello della dichiarazione del 1789 ma dal punto di vista femminile, esprimendo con molto fervore la necessità che fossero riconosciuti all’uomo e alla donna gli stessi diritti politici e civili. A lei si deve la frase storica “Il matrimonio è la tomba dell’amore” scritta all’interno di questo testo.

Olympe de Gouges.

Olympe de Gouges si era già espressa nel 1788 contro la schiavitù con l’opera “Riflessioni sugli uomini negri” (Reflexions sur les hommes nègres). Di vedute illuministe, e dunque moderate, si schierò contro l’esecuzione del sovrano e venne ghigliottinata ella stessa il 3 novembre 1793 per essersi scagliata contro il “Terrore” e il Comitato di Salute Pubblica, organo sorto nel giugno dello stesso anno.

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