I FRANCESI E LE SIGARETTE

I francesi sono stati per lungo tempo i maggiori consumatori mondiali di sigarette, sia per numero di fumatori che per quantità di pacchetti fumati.

Come in ogni Paese dove è presente un elevato consumo di tabacco, anche in Francia si riscontrano nella popolazione tumori al polmone, alla gola, alla mascella e al pancreas; per questa ragione, il governo sta attuando da diversi anni delle strategie di sensibilizzazione per limitarne l’uso e che per il momento stanno avendo molto successo: al 2014, la Francia è al 61° posto nel mondo per numero di sigarette fumate all’anno nella popolazione, contrariamente a quanto accadeva fino agli anni ’90*.

Tuttavia, i francesi hanno ancora oggi fama di essere grandi fumatori (vai anche alla pagina dedicata agli STEREOTIPI SUI FRANCESI per saperne di più). Infatti, la canzone simbolo della vita sans souci di Parigi è appunto “Je ne veux pas travailler” scritta e cantata da Edith Piaf, che così fa: “Je ne veux pas travailler/ Je ne veux pas déjeuner/ je veux seulement oublier/ et puis je fume” (Non voglio lavorare/ Non voglio pranzare/ Voglio soltanto dimenticare/ E poi fumo). La canzone, con testo francese e traduzione in italiano, è reperibile cliccando sul link.

Immagine tratta dal video di “Je ne veux pas travailler” reperibile all’indirizzo da https://www.youtube.com/watch?v=pp-wmEKWLSo e caricato da petitdodu.

Molte sono le marche di sigarette francesi vendute nel mondo, tra cui spiccano le “Gauloises” e le “Gitanes”, che oggi vengono prodotte dalla società spagnola Altadis (dati aggiornati al 2019).

L’abitudine ad aspirare il fumo è più recente in Europa rispetto ai Paesi orientali: in Arabia, in India e in Egitto venivano aspirate, già in epoche più remote, la polvere da sparo, le foglie di tè o un insieme di erbe varie attraverso il narghilè, uno strumento di invenzione egiziana. In Cina il consumo di oppio era una pratica già in voga nel 3000 a.C., ma l’oppio da fumo divenne una vera e propria moda solo a partire dal Seicento.

Fumatori d’oppio in Cina. Foto di pubblico dominio risalente al 1902.

Si deve ai francesi (purtroppo) l’introduzione del tabacco in Europa, attraverso il diplomatico Jean Nicot (1530 – 1600), che fu letterato e ambasciatore a Lisbona nel XVI secolo: dal Portogallo, nel 1550 egli introdusse in Francia i semi di una pianta sconosciuta nel continente europeo, che in portoghese era chiamata “tabàco”. Questa pianta, originaria dell’America settentrionale e centrale, (con quest’ultima zona i portoghesi intrattenevano all’epoca scambi commerciali) produceva, dalla sua combustione, un fumo che presso i popoli indigeni veniva aspirato per alleviare molti mali.

Ignaro dei disastri che poteva produrre e della dipendenza che poteva causare, Nicot propose che la pianta venisse utilizzata per scopi medici, tant’è vero che il suo fumo iniziò ad essere aspirato anche dalla regina di Francia, Caterina de’ Medici, per i suoi frequenti attacchi di emicrania. Visto il successo di tali inalazioni, il re Enrico II, marito di Caterina, nominò Nicot “signore di Villemain terme” per i servigi resi alla corona.

In onore di Nicot, inoltre, il tabacco venne chiamato “herbe à Nicot” (o “herbe à la Reine” in onore di Caterina) e il suo nome scientifico è oggi Nicotiana Tabacum, termine che venne introdotto da Etienne de Thierry nel 1584.

Jean Nicot. Immagine di pubblico dominio tratta dal sito di Wikipedia in italiano.

All’epoca, non essendo ancora state inventate le sigarette, il fumo proveniente dalla combustione del tabacco veniva aspirato nelle stanze come quello degli incensi, o più preferibilmente veniva fumato coi sigari come tra le civiltà precolombiane. Il sigaro è stato infatti il primo strumento conosciuto in Europa per fumare il tabacco. Il nome deriva dalla parola maya “sikar” che significa appunto “fumare” ed era già utilizzato da questo popolo in epoca antichissima. Si racconta che sia stato Rodrigo de Jerez, uno dei marinai di Cristoforo Colombo, il primo europeo della storia a fumare il tabacco usando il sigaro, audacia che pagò a caro prezzo: gli effetti della nicotina furono tali in lui da simulare una possessione diabolica ed essere denunciato all’Inquisizione.

Tra i primi ad accorgersi che il tabacco non leniva solo i dolori ma dava anche rilassatezza e/o euforia vi furono gli inglesi, in particolar modo Sir Walter Raleigh (1552 – 1618), celeberrimo navigatore (ma anche poeta, autore del poema “Ocean to Cynthia”) al servizio della regina Elisabetta I d’Inghilterra, dedito alla pratica del fumo.

In onore della sovrana, egli battezzò “Virginia” le coste dell’America nord- orientale, poiché Elisabetta si faceva chiamare all’epoca “la regina vergine” (fatto puramente “di propaganda” visto che lo stesso Raleigh era suo amante). Oggi la Virginia fa parte dei 50 Stati americani, e da quelle terre Raleigh portò in Inghilterra il tabacco che già era conosciuto in Francia.

La scoperta della sostanza responsabile dell’eccitazione e della dipendenza data dal tabacco non fu possibile fino ai primi anni dell’Ottocento, quando i progressi della chimica permisero l’isolamento di un alcaloide che venne battezzato “nicotina” sempre in onore di Jean Nicot. Il primo a isolare la nicotina fu il medico cremonese Gaspare Cerioli nel 1807, seguito dal farmacista francese Louis Nicolas Vauquelin due anni dopo.

Tuttavia, non si conoscevano ancora i danni provocati dal suo fumo (o dalla sua masticazione), anche perché il suo uso non era smodato come oggi e quindi non si era verificato ancora nessun evento negativo, almeno conosciuto. Già pochi anni dopo l’introduzione del tabacco in Europa, alcuni sovrani si opposero fortemente al suo uso e alla sua importazione, fra cui il re d’Inghilterra Giacomo I Stuart, successore di Elisabetta I, che nel 1604 scrisse il libello “Una forte opposizione al tabacco” (A Counterblast to Tobacco), papa Innocenzo X, papa Urbano VIII e lo zar Michail Fëdorovič Romanov. In Francia, anche il cardinale Richelieu impose tasse elevatissime sull’importazione del tabacco, smorzando in gran misura il suo consumo nonostante l’iniziale entusiasmo con cui era stato accolto. Fu così che l’assunzione di tabacco restò sempre molto bassa e un privilegio soprattutto dei nobili o addirittura dei sovrani, fino all’invenzione delle sigarette.

Le prime sigarette nacquero nella seconda metà dell’Ottocento, forse ad opera degli inglesi che nel 1840 assistettero alla pratica di arrotolare su carta la polvere da sparo da parte dei nativi di San Giovanni d’Acri (o Tolemaide) nell’attuale Stato di Israele. Si dice invece che sia di origine orientale – più esattamente indiana – l’invenzione della pipa, e viene attribuita al medico Irfan Shaikh dell’imperatore Mughal Akbar I nel XVI secolo.

Il primo commercio di sigarette iniziò nel 1885 da parte dell’inglese James Buchanan Duke, mentre quello della pipa è di circa un decennio più recente. Fu così che nell’Ottocento esplose la moda del consumo di tabacco (ancora oggi, purtroppo, molto elevata), anche perché le tassazioni sulla sua coltivazione nel continente americano erano molto alte e bisognava compensarle con un’ampia vendita. Per aumentare i consumatori, la nicotina veniva spacciata per un medicinale in grado anche di prevenire le infezioni. Tra il XIX e il XX secolo, l’odore di fumo veniva considerato il simbolo del vero uomo e della donna emancipata, e quindi alle ragioni mediche si aggiunsero anche quelle sociali.

“Alla fine della colazione”, dipinto di Pierre- Auguste Renoir (1879) conservato allo Städelsches Kunstinstitut und Stadtische Galerie di Francoforte sul Meno in Germania. Immagine di pubblico dominio.

La prima sintesi di nicotina in laboratorio si deve al chimico svizzero Amé Jules Pictet nel 1904, quando all’epoca l’uso di nicotina era ancora prescritto per scopi medici. Fu solo a partire dagli anni ’50 che i danni da tabacco – sia fumato che masticato – iniziarono ad essere conosciuti, a causa dell’aumento di cancro (una malattia che prima era ignota o comunque rarissima) a partire dagli inizi del Novecento. La scoperta si deve allo scienziato inglese Richard Doll e ai due medici americani Cuyler Hammond e Daniel Horn tra il 1950 e il 1954, anche se per lungo tempo i risultati dei loro esperimenti furono tenuti nascosti dall’industria delle sigarette che all’epoca era molto fiorente. Persino illustri medici dell’epoca venivano “comprati” per tenere il silenzio e propagandare l’idea che le sigarette fossero benefiche per la voce e lo stato d’animo.

* Dati del Cigarette Consumption 2014, World Lung Association.

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