FRANÇOIS DE MALHERBE

 Si riportano in questa pagina alcune poesie di François de Malherbe (1555-1628), famoso poeta francese vissuto tra il XVI e il XVII secolo.

Le sue poesie trattano temi molto diversi come la celebrazione di personaggi storici della sua epoca (il re di Francia Enrico IV, la regina Maria de’ Medici, il re Luigi XIII, il cardinale Richelieu, ecc.) ma anche l’amore (una della sue Muse è Caliste), la religione e la morte.

“François de Malherbe”. Immagine tratta dal sito di Wikipedia in italiano. Immagine di pubblico dominio.

Si propongono in questa pagina due sue famose poesie con testo originale francese e traduzione in italiano in fondo (la traduzione è letterale, perciò occorre leggere il testo originale in francese per apprezzare al meglio la bellezza e la musicalità delle poesie).

CONSOLATION A M. DU PERIER (Consolazione al Sig. Du Perier)

Stances sur la mort de sa fille.

1599.

Ta douleur, Du Perrier, sera donc éternelle ?
Et les tristes discours
Que te met en l’esprit l’amitié paternelle
L’augmenteront toujours ?

Le malheur de ta fille au tombeau descendue
Par un commun trépas,
Est-ce quelque dédale où ta raison perdue
Ne se retrouve pas ?

Je sais de quels appas son enfance était pleine,
Et n’ai pas entrepris,
Injurieux ami, de soulager ta peine
Avecque son mépris.

Mais elle était du monde, où les plus belles choses
Ont le pire destin ;
Et rose elle a vécu ce que vivent les roses,
L’espace d’un matin.

Puis quand ainsi serait que, selon ta prière,
Elle aurait obtenu
D’avoir en cheveux blancs terminé sa carrière,
Qu’en fût-il avenu ?

Penses-tu que plus vieille en la maison céleste
Elle eût eu plus d’accueil,
Ou qu’elle eût moins senti la poussière funeste
Et les vers du cercueil ?

Non, non, mon Du Perrier ; aussitôt que la Parque
Ôte l’âme du corps,
L’âge s’évanouit au-deçà de la barque,
Et ne suit point les morts.

Tithon n’a plus les ans qui le firent cigale ;
Et Pluton aujourd’hui,
Sans égard du passé, les mérites égale
D’Archemore et de lui.

Ne te lasse donc plus d’inutiles complaintes :
Mais, sage à l’avenir,
Aime une ombre comme ombre, et des cendres éteintes
Eteins le souvenir.

C’est bien, je le confesse, une juste coutume
Que le cœur affligé,
Par le canal des yeux vidant son amertume,
Cherche d’être allégé.

Même quand il advient que la tombe sépare
Ce que nature a joint,
Celui qui ne s’émeut a l’âme d’un barbare,
Ou n’en a du tout point.

Mais d’être inconsolable et dedans sa mémoire
Enfermer un ennui,
N’est-ce pas se haïr pour acquérir la gloire
De bien aimer autrui ?

Priam, qui vit ses fils abattus par Achille,
Dénué de support
Et hors de tout espoir du salut de sa ville,
Reçut du réconfort.

François, quand la Castille, inégale à ses armes,
Lui vola son Dauphin,
Sembla d’un si grand coup devoir jeter des larmes
Qui n’eussent point de fin.

Il les sécha pourtant, et, comme un autre Alcide,
Contre fortune instruit,
Fit qu’à ses ennemis d’un acte si perfide
La honte fut le fruit.

Leur camp, qui la Durance avait presque tarie
De bataillons épais,
Entendant sa constance, eut peur de sa furie,
Et demanda la paix.

De moi déjà deux fois d’une pareille foudre
Je me suis vu perclus ;
Et deux fois la raison m’a si bien fait résoudre,
Qu’il ne m’en souvient plus.

Non qu’il ne me soit grief que la terre possède
Ce qui me fut si cher ;
Mais en un accident qui n’a point de remède
Il n’en faut point chercher.

La Mort a des rigueurs à nulle autre pareilles :
On a beau la prier ;
La cruelle qu’elle est se bouche les oreilles,
Et nous laisse crier.

Le pauvre en sa cabane, où le chaume le couvre,
Est sujet à ses lois ;
Et la garde qui veille aux barrières du Louvre
N’en défend point nos rois.

De murmurer contre elle et perdre patience
Il est mal à propos ;
Vouloir ce que Dieu veut est la seule science
Qui nous met en repos.

TRADUZIONE IN ITALIANO (by francesefacile.altervista.org/blog)

Strofe sulla morte di sua figlia.

1599.

Il tuo dolore, Du Perriersarà dunque eterno?
E i tristi discorsi
Che ti mette nella mente la paterna amicizia
L’aumenteranno sempre?

Il fato avverso di tua figlia nella tomba discesa
Per un comune trapasso*1,
È un qualche labirinto in cui la tua perduta ragione
Non si ritrova?

Io so di quali incanti la sua infanzia era piena,
E non ho intenzione,
Oltraggiato amico, di alleviare la tua pena
Con il suo disprezzo.

Ma lei era del mondodove le più belle cose
Hanno il peggiore destino;
E da rosa ha vissuto ciò che vivono le rose,
Lo spazio di un mattino.

Poi, quando dunque, secondo la tua preghiera,
Ella avesse ottenuto
Di avere con i capelli bianchi terminato la sua carriera*2,
Cosa sarebbe successo?

Pensi tu che, più vecchia, nella casa celeste
Avrebbe avuto più accoglienza?
O che meno avrebbe sentito la polvere funesta
E i vermi della bara?

No, no, mio Du Perrier; non appena la Parca*3
Stacca l’anima dal corpo,
L’età svanisce sotto la barca*4
E non segue affatto i morti…

Titone non ha più gli anni che lo fecero cicala;
E Plutone*5 oggi,
Senza riguardo del passato, i meriti uguaglia
D’Archemore e di lui * 6.

Non ti lasciare quindi più inutili rimpianti:
Ma, saggio all’avvenire,
Ama un’ombra come un’ombra, e delle ceneri spente
Spengi il ricordo.

E’ proprio, lo confesso, un giusto costume
Che il cuore afflitto,
Dal canale degli occhi che svuota la sua amarezza,
Cerchi di essere sollevato*7.

Anche quando accade che la tomba separi
Quello che la natura ha unito,
Colui che non si commuova ha l’anima di un barbaro,
O non ne ha affatto.

Ma essere inconsolabile e nella sua memoria
Collocare un fastidio*8
Non è odiarsi per acquisire la gloria
Del benestare altrui?

Priamo, che vide i suoi figli abbattuti da Achille,
(Sebbene) denudato di supporto
E fuori da ogni speranza di salvezza della sua città
Ricevette del conforto*9.

Francesco, quando la Castiglia, ineguale alle sue armi,
Gli rubò il suo Delfino*10,
Sembrò per un così grande colpo dover gettare delle lacrime
Che non avessero mai fine.

Eppure le asciugò, e, come un altro Alcide*11,
Contro il fato istruito,
Fece sì che per i suoi nemici di un atto così perfido
La vergogna fosse il frutto*12.

Il loro campo, che la Prigionia aveva quasi prosciugato
Di battaglioni spessi,
Sentendo la sua costanza, ebbe paura della sua furia,
E domandò la pace.

Per quel che riguarda me, già due volte da un uguale fulmine
Mi sono visto paralizzato;
E due volte la ragione mi ha sì ben fatto risolvere,
Che non me ne ricordo più.

Non che non mi lagni che la terra possieda
Quello che mi fu così caro;
Ma in un incidente che non ha rimedio
Non bisogna affatto cercare*13.

La Morte ha dei rigori* 14 non uguali a null’altro:
Invano serve pregare;
La crudele che è si ottura le orecchie
E ci lascia gridare.

Il povero nella sua capanna, in cui la paglia lo copre
E’ soggetto alle sue leggi;
E la guardia che veglia alle barriere del Louvre *15
Non può difenderne i nostri re.

Di mormorare contro di lei e perdere la pazienza
E’ male in proposito;
Volere quello che Dio vuole è la sola scienza
Che ci mette a riposo.

NOTE:

*1 Per un comune trapasso: per una causa frequente di morte.

*2 Di avere con i capelli bianchi terminato la sua carriera: di avere terminato la sua vita da anziana.

*3 la Parca: si intende Atropo, una delle Parche, ovvero le tre divinità greche che avevano il compito di decidere il destino dell’uomo dalla nascita fino alla morte. Atropo (con l’accento sulla “a”) era quella che aveva il compito di decidere quando doveva avvenirne la morte.

*4 L’età svanisce sotto la barca: si intende la mitologica barca di Caronte, il traghettatore dell’Ade, ovvero il regno dell’oltretomba della mitologia classica. Caronte aveva il compito di condurre le anime dei defunti, appena giunti nel regno dei morti, verso la loro nuova dimora. Per fare questo, era necessario attraversare il fiume Acheronte, che si trovava ai confini dell’Ade, con la barca di Caronte.

*5 Plutone: il dio romano dell’oltretomba.

*6 Titone non ha più gli anni …….. di Archemore e di lui: secondo la leggenda greca, Titone era un mortale che coi suoi canti e la sua lira fece innamorare Eos, la dea dell’aurora, a tal punto che questa lo sposò. La dea chiese a Zeus di dare al suo sposo il dono dell’immortalità, ma si dimenticò di chiedere anche l’eterna giovinezza, perciò Titone, anche se non poteva morire, poteva comunque invecchiare. Vedendolo diventare sempre più vecchio e lamentarsi della sua condizione con canti struggenti, Eos chiese a Zeus che il suo sposo fosse mutato in una cicala, l’insetto che canta all’aurora. Archemore, invece, era un bambino della mitologia greca che venne ucciso ancora in fasce dal morso di un serpente velenoso. Questa strofa significa ” sia chi muore vecchio che chi muore giovane ha la stessa importanza nel regno dei morti.”

*7 Dal canale degli occhi….cerchi di essere sollevato: è giusto piangere i nostri defunti per alleviare il nostro dolore.

*8 Nella sua memoria collocare un fastidio: rendere odiosa o dolorosa la sua memoria.

*9 Priamo…ricevette del conforto: Priamo è un personaggio del poema epico greco “Iliade”, in cui si narra della sanguinosa guerra tra Greci e Troiani avvenuta secoli prima della nascita di Cristo. Il vecchio Priamo, re di Troia, seppe sopportare il dolore di perdere tutti i suoi figli per mano dell’eroe greco Achille, evento che determinò la clamorosa sconfitta della sua città.

*10 Francesco, quando la Castiglia….gli rubò il suo Delfino: la strofa si riferisce a quando l’imperatore Carlo V, re di Spagna, tenne prigionieri per più di tre anni il Delfino Francesco e suo fratello minore Enrico, figli del re di Francia Francesco I (1494 – 1547). 

*11 Come un altro Alcide: cioè “Ercole”, il semi-dio della mitologia classica che possedeva una forza straordinaria. Ercole (o Eracle) veniva chiamato anche “Alcide”, cioè “discendente da Alceo”, un suo avo.

*12 Fece sì che per i suoi nemici…..la vergogna fosse il frutto: fece in modo che i nemici si vergognassero del loro gesto.

*13 Non che non mi lagni…non bisogna affatto cercare: non significa che non mi dispiaccia aver seppellito i miei cari, ma è inutile rivangare un ricordo così doloroso dovuto a una fatalità senza rimedio.

*14 Rigori: regole infrangibili.

*15: Louvre: il palazzo dove vivevano i re di Francia a quell’epoca.

SONNET À CALISTE (Sonetto a Caliste)

Il n’est rien de si beau comme Caliste est belle :
C’est une oeuvre où Nature a fait tous ses efforts,
Et notre âge est ingrat qui voit tant de trésors,
S’il n’élève à sa gloire une marque éternelle.

La clarté de son teint n’est pas chose mortelle :
Le baume est dans sa bouche et les roses dehors
Sa parole et sa voix ressuscitent les morts,
Et l’art n’égale point sa douceur naturelle.

La blancheur de sa gorge éblouit les regards ;
Amour est en ses yeux, il y trempe ses dards,
Et la fait reconnaître un miracle invisible.

En ce nombre infini de grâces et d’appas,
Qu’en dis-tu ma raison ? crois-tu qu’il soit possible
D’avoir du jugement, et ne l’adorer pas ?

TRADUZIONE IN ITALIANO (by francesefacile.altervista.org/blog)

Non c’è niente di così bello come è bella Caliste:
Ella è un’opera in cui la Natura ha compiuto tutti i suoi sforzi,
E la nostra età è ingrata a vedere tanti tesori
Se non eleva alla sua gloria un marchio eterno.

Il chiarore della sua tinta non è cosa mortale:
Il balsamo è nelle sue labbra e le rose all’esterno
La sua parola e la sua voce resuscitano i morti,
E l’arte non uguaglia affatto la sua dolcezza naturale.

Il pallore della sua gola abbaglia gli sguardi;
Amore è nei suoi occhi, ci si immerge i suoi dardi,
E la fa riconoscere un miracolo invisibile.

In questo numero infinito di grazie e di incanti,
Cosa mi dici, ragione mia? Credi tu che sia possibile
Avere un giudizio, e non adorarla?

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