IL GIGLIO DI FRANCIA

Oggi la bandiera di Francia è il tricolore chiamato “drapeau français”, ossia banalmente “bandiera francese”. Si tratta della famosa bandiera di colore blu (attaccato all’asta), bianco e rosso nata nel 1789 con la Rivoluzione francese.

Secondo una versione, il blu rappresenterebbe il colore del popolo, mentre il rosso il colore del sangue dei cittadini di Parigi versato per la libertà. Infatti, questi furono i primi due colori utilizzati nella bandiera e nella coccarda dei rivoluzionari che attaccarono la Bastiglia il 14 luglio del 1789, e solo successivamente fu aggiunto dal generale La Fayette il bianco della monarchia per richiamare una sorta di riconciliazione tra il re e il popolo. Secondo un’altra versione, però, il blu e il rosso rappresenterebbero i colori della città di Parigi, teatro dei principali eventi rivoluzionari, che infatti compaiono anche nel suo stemma.

Stemma e bandiera della città di Parigi. Immagini tratte da https://it.wikipedia.org/wiki/Parigi.

Col tempo, il bianco della bandiera smise di rappresentare la monarchia e fu lasciato a simboleggiare la repubblica. Già a partire dalla fine del 1790 nessun rivoluzionario associava più questo colore ai re di Francia, e infatti veniva portato con orgoglio nella coccarda anche dai sanculotti.

Ritratto di un gendarme della rivoluzione francese

Il tricolore divenne ufficialmente la nuova bandiera di Francia per un decreto del 15 novembre 1794 (29 piovoso dell’anno II, secondo il calendario rivoluzionario) emanato dalla Convenzione Nazionale (organo sorto il 21 settembre 1792). Fu il famoso pittore Jacques-Louis David a idearne il disegno col blu dalla parte dell’asta, e la sua scelta venne approvata e riconfermata anche da Napoleone, che la usò come modello per la bandiera della Repubblica Cisalpina (da cui deriva la bandiera italiana attuale).

(Se sei interessato alla Rivoluzione francese, visita anche la pagina a essa dedicata cliccando sul link, dove troverai anche numerose appendici all’argomento; in più, visita anche la pagina dedicata alla MARSIGLIESE, alla MARIANNE e al 14 LUGLIO).

Prima della Rivoluzione francese, la Francia aveva un’altra bandiera, che nei secoli subì numerosi rimaneggiamenti. In tutte le dinastie, però, in ogni bandiera o stemma fu sempre presente il cosiddetto “giglio di Francia” (fleur-de-lyse) simbolo della discendenza regale e della prosperità.

Proprio per questa ragione, non venne più utilizzato quando fu abolita la monarchia. Dopo la Restaurazione (1814 – 1815), la bandiera adottata dal re Luigi XVIII, riportato sul trono dopo l’età napoleonica, fu solamente quella bianca. Il giglio non venne mai più riutilizzato, se non in rarissime occasioni. Fu soppresso definitivamente nel 1830 con Luigi Filippo d’Orléans, quando divenne ufficiale anche il motto “Liberté, Egalité, fraternité” (Libertà, uguaglianza, fraternità).

Il primo re a utilizzare come stemma dei gigli dorati fu Clodoveo I (466 – 511) della dinastia dei Merovingi, ossia uno dei primi sovrani franchi che conquistò la Francia all’epoca in cui ancora si chiamava “Gallia”. Questo simbolo venne utilizzato poi anche dai Carolingi, e inizialmente si trattava di un seminato di gigli dorati su sfondo blu a cui fu aggiunta da Carlo Magno anche la croce della cristianità e l’aquila nera della Germania, da cui i Franchi provenivano (si vada alla pagina dedicata agli STEMMI DELLA GERMANIA del blog del sito di “Parliamo Tedesco” per conoscere l’origine di questo simbolo).

Immagine tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Giglio_(araldica).

Non si conosce con precisione il perché  dai Merovingi fu scelto proprio il giglio. Secondo gli storici, potrebbe essere la figura stilizzata di una rana o di un giglio di palude, a ricordo di una vittoria del re Clodoveo sui Visigoti avvenuta presso gli stagni di Vouillé: il blu dello sfondo potrebbe dunque indicare l’acqua. Oppure potrebbe simboleggiare la punta di una lancia, e quindi il seminato di gigli rappresenterebbe in realtà un esercito. Ancora, il giglio potrebbe alludere al fatto che Clodoveo fu il primo re franco a convertirsi al cristianesimo, nel 496, perciò i gigli e lo sfondo blu sarebbero in realtà un’allusione alla verginità e al manto della Madonna. Questo spiegherebbe perché lo stemma fu utilizzato anche dai Carolingi, difensori del Papato, e dal cristianissimo re Luigi VIII (1187 – 1226), padre di Luigi IX detto “Il santo”. Ma queste restano solamente ipotesi.

Il seminato di gigli dorati era un simbolo molto amato anche dal re Luigi VII “Il giovane”, marito di Eleonora d’Aquitania, che lo usava pure come sigillo reale. La rana – o lancia – utilizzata dai primi sovrani franchi potrebbe essere stata dunque mutata in giglio per l’assonanza della parola “fleur-de-lys” con il francese arcaico “flor de loys”, ossia “fiore di Luigi”. Ancora oggi il Lilium Candidum, ossia il tipo di giglio che veniva raffigurato su stemmi e bandiere di Francia, è chiamato “Giglio di San Luigi”.

I numerosi gigli dorati dello stemma vennero poi portati a tre nel 1375, dal re Carlo V “Il saggio” (1338 – 1380) durante la Guerra dei Cent’Anni, probabilmente come simbolo della Trinità. Ma, secondo alcuni, fu con Carlo VII che i gigli divennero tre e lo sfondo passò da blu a celeste (o più propriamente azzurro) a ricordo dello stemma che lo stesso sovrano aveva conferito a Giovanna d’Arco.

Stemma conferito alla casa di Giovanna d’Arco.

Vi è una sospetta similitudine tra il giglio di Francia e il giglio che compare nello stemma di Firenze, benché quest’ultimo rappresenti piuttosto un iris (iris germanica o giaggiolo) anziché un vero e proprio giglio. Nei secoli è stata avanzata l’ipotesi che il giglio di Firenze simboleggi appunto il culto mariano, molto sentito nel capoluogo toscano, tant’è che la sua cattedrale è dedicata a Santa Maria del Fiore e non al patrono san Giovanni Battista a cui è dedicato invece il Battistero che sorge di fronte. Ciò potrebbe indurre a sospettare che gli antichi gigli di Francia simboleggiassero veramente la Madonna, mentre l’ipotesi secondo cui furono introdotti a imitazione del giglio di Firenze (o viceversa) a causa del sentimento filo-francese che animava i fiorentini nel Cinquecento e del matrimonio tra Caterina de’ Medici ed Enrico II di Francia, è da scartare.

Per secoli, lo stemma della Francia furono i tre gigli in campo azzurro o celeste, che formavano il cosiddetto ” Vexillum “.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giglio_(araldica).

Un seminato di gigli dorati figurava anche nella bandiera mercantile all’epoca del Re Sole (XVII secolo), ma lo sfondo della bandiera era rosso. I gigli dorati su sfondo celeste e lo sfondo rosso con il vascello si ritrovano per questa ragione anche nello stemma di Parigi (vedi sopra).

Con Luigi XVI, prima della rivoluzione, lo sfondo della bandiera francese passò da celeste a bianco con dei gigli dorati disseminati. Sia il bianco che i gigli simboleggiavano la monarchia e il potere regale, e perciò prevalsero sullo stemma celeste con tre gigli, che all’epoca era meno utilizzato ma sempre vivo.

Oggigiorno, anche se i gigli in campo bianco o azzurro non esistono ufficialmente più, questo rimane uno dei simboli della Francia e della sua lunga epoca monarchica.

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