I FABLIAUX

I fabliaux (in italiano “poemetti” o “favolette”) costituiscono uno dei principali generi letterari medievali francesi in lingua d’oïl, nato tra il XIII e il XIV secolo. Fu quindi un genere letterario che si sviluppò nel basso Medioevo nelle aree della Francia settentrionale, e principalmente nelle due antiche regioni della Piccardia e del Nord-Pas-de-Calais (oggi fuse a formare la regione dell’Alta Francia).

La lingua d’oïl era una lingua nata tra il X e il XIII secolo dalla fusione tra il latino e l’antica lingua gallica. Ebbe la sua principale diffusione nella Francia settentrionale e centro-settentrionale, sebbene venisse parlata anche nel Belgio francofono. Il suo nome derivava dalla parola utilizzata in questa lingua per dire “sì”: oïl”, dalla contrazione del latino “hoc ille” (questo quello). Gli si contrapponeva la lingua parlata nel sud e centro-sud della Francia (soprattutto nei territori occidentali) che era invece la lingua d’oc, dal latino “hoc”.

Dalla lingua d’oïl è derivato l’odierno francese, con “oïl” che è divenuto “oui” (vai alla pagina sull’ACCADEMIA FRANCESE per saperne di più su come è nata la lingua francese).

Oggi i poemetti in lingua d’oïl a noi pervenuti (se ne contano circa 160) si trovano riuniti nella raccolta pubblicata nel XIX secolo dai due bibliotecari e studiosi francesi Anatole de Montaiglon e Gaston Raynaud col nome di ” Raccolta generale e completa dei Fabliaux del XIII e XIV secolo, stampati o inediti” (Recueil général et complet des fabliaux des XIIIe et XIVe siècle, imprimés ou inédits). Grazie al loro impegno, i racconti non sono andati perduti e hanno potuto essere tramandati fino ai giorni nostri.

Il nome “fabliaux ” deriva dal latino “fabula” poiché si tratta di racconti brevi a contenuto “favolistico”, ma è probabile che il genere sia di arcaica origine orientale (araba o ebraica)[1] e importato in Europa in secoli successivi, probabilmente attraverso la tradizione greca o latina [2]. Il nome di derivazione piccarda “fabliaux”, tuttavia, venne utilizzato in Francia solo in epoca più recente, vale a dire nel XVIII secolo [1].

Immagine tratta dal sito di Wikipedia in francese, voce “Le roman de Renart”. Pubblico dominio.

Il contenuto dei poemetti è volutamente umoristico o satirico, e narrato interamente in versi (ottosillabi in rima baciata). Solitamente la trama narra vicende di tradimenti o inganni – e perfino sciagure – sempre presentate in chiave umoristica, con l’intento di divertire il pubblico facendosi beffe della quotidianità della vita o delle varie classi sociali. I protagonisti sono quasi sempre contadini, popolani o membri della borghesia, per cui molto spesso il linguaggio è volutamente volgare e irriverente come si addice a tali personaggi. Nella storia vengono coinvolte anche figure come il prete o il giovane studente, con l’intento di suscitare ilarità dissacrando gli ideali e i costumi dell’epoca. Poche rappresentano le eccezioni, ossia poemi che narrano le avventure di nobili e cavalieri e in cui lo stile è piuttosto ricercato.

La narrazione è semplice e concisa: i fabliaux si caratterizzano infatti per la “brevitas”, ossia per la loro brevità (non più di 300 versi, anche se alcuni autori superano di gran lunga questa lunghezza media), per la mancanza di intreccio, la presenza di pochi personaggi, e per avere una struttura narrativa elementare, semplice da leggersi, senza anticipazioni o flash-back. Molte di queste opere, più che venire lette, venivano interpretate da attori, perciò è dubbio se venissero rappresentate negli ambienti aristocratici o nelle piazze del paese per divertire il popolo.

Da questo genere letterario ha sicuramente attinto François Rabelais [3], scrittore rinascimentale autore dei romanzi “Pantagruel” e “Gargantua”, anch’essi dai personaggi irriverenti e dal linguaggio talora volgare e dissacrante.

Il primo autore conosciuto di fabliaux è Jean Bodel (1167-1210), un poeta e giullare francese originario di Arras, che si trova oggi nella regione dell’Alta Francia. Bodel è famoso per aver scritto l’opera teatrale in lingua romanza (o neolatina) “Jeu de Saint Nicolas” (La rappresentazione di San Nicola), commissionata dalla confraternita di Saint-Nicolas d’Arras dopo la terza Crociata (1189-1192) [4].

Altri grandi autori furono: Rutebeuf, Jean de Condé, Douin de Lavesne, Gautier le Leu, Milles d’Amiens, Watriquet de Couvin, Huon le Roi e Henri d’Andeli.

L’opera più famosa in assoluto è però “IL ROMANZO DI RENART” (Le roman de Renart), di datazione imprecisata. Si pensa che possa essere stato scritto tra il 1175 e il 1250 [5], e non da un solo autore. Nonostante sia conosciuto col nome “romanzo”, si tratta in realtà di una raccolta di 27 racconti in versi (branches o rami) scritti da autori vari, due dei quali noti coi nomi di Pierre de Saint-Cloud (troviere normanno) e Richard de Lison.

Immagine tratta dal sito di Wikipedia in italiano, voce “Roman de Renart”. Illustrazione tratta da un manoscritto conservato alla Bibliothèque Nationale de France, Parigi. Pubblico dominio.

E’ dubbio se collocare l’opera tra i fabliaux canonici oppure no, in quanto il poema rappresenta un genere da cui i fabliaux hanno attinto successivamente, grazie al suo contenuto e al suo tipo di narrazione completamente innovativi rispetto ai generi letterari precedenti.

La trama è molto singolare, in quanto i personaggi principali sono costituiti da animali che si comportano come persone, a cominciare dal protagonista Renart che è una volpe (il nome deriva dalla parola germanica “Reinhart”, in seguito divenuta “renard”, che in francese ha sostituito “goupil” nel significato appunto di “volpe”, grazie proprio alla fama del romanzo in questione). Suoi compagni sono l’orso Brun, il gatto Tibert, il gallo Chantecler, il corvo Tiécelin, il leone Noble e il lupo Ysengrin.

A parte i nomi francesi che si riferiscono alle qualità dei personaggi (Brun, Chantecler e Noble), gli altri derivano tutti da parole tedesche o olandesi (come lo stesso “Renart”): Tibert da “Dieprecht”, Tiécelin da “Diezelin” e Ysengrin dal tedesco Eisenhelm, cioè “elmo di ferro”, o dall’olandeseijzen grine”, cioè “ghigno di ferro”. L’opera deriva infatti dal poema in versi “Ysengrimus”, scritto dal monaco belga Nivardo di Gand intorno al 1150, nel quale le avventure del lupo Ysengrimus e della volpe Reinardus costituiscono una parodia della società dell’epoca.

Nel “Roman de Renart ” i personaggi presentano le qualità proprie dell’animale con cui si identificano: Renart, ad esempio, è astuto e disonesto, fautore di inganni e malizioso proprio come una volpe. Attraverso gli animali, l’opera vuole farsi beffe dello stile solenne della Chanson de Geste e del romanzo cortese, ma anche della società e delle figure autoritarie dell’epoca, intento comune a tutti i fabliaux. Attraverso i suoi contenuti dissacranti e anticlericali, infatti, nella raccolta vengono derise, criticate, per non dire “denunciate” l’ipocrisia e la corruzione dell’epoca in cui venne scritta [6].

Nel 1288 il poeta francese Jacquemart Giélée (o Gielée), anch’esso originario dell’Alta Francia, scrisse, ispirandosi a questa raccolta, il poema “Renart il Nuovo” (Renart le Nouvel, titolo spesso non tradotto in italiano e lasciato in francese). In questa nuova opera Renart deve lottare contro il leone Noble e diviene l’incarnazione del male che trionfa sul mondo. 

Note bibliografiche:

[1] Dal sito di Wikipedia.org. URL: https://it.wikipedia.org/wiki/Fabliau.

[2] Dal sito Internet “Sapere.it”. URL pagina: http:// www.sapere.it/ sapere/strumenti/ studiafacile/letteratura-francese/il_medioevo_/a4_la_letteratura_comica__e_satirica/I–fabliaux-.html

[3] Dal sito dell’Encyclopaedia Universalis. URL: https://www.universalis.fr/. Voce: “François Rabelais, paroles gelées”.

[4] Dal sito di Wikipedia in francese. URL_ https://fr.wikipedia.org/wiki/Le_Jeu_de_saint_Nicolas.

[5] Dal sito dell’ Encyclopédie Larousse in ligne. URL: http://www.larousse.fr/encyclopedie/ oeuvre/Roman_de_Renart/140658.

[6] Dal video: “Littérature française S1 Ep 6 (Le roman de Renart)” caricato su Youtube da Ahmed Gassama Productions. Indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=AkZTgqzjJW8.

TORNA ALLA LETTERATURA FRANCESE