“IL CAVALIERE DI LAGARDÈRE”

“Il cavaliere di Lagardère” è un famosissimo film francese del 1997 diretto da Philippe de Broca e interpretato da Daniel Auteuil, Fabrice Luchini e Marie Gillain.

Il film è basato sul bellissimo romanzo di Paul Féval padre (1816-1887) pubblicato nel 1858 come romanzo d’appendice del quotidiano “Le siècle”, dal titolo “Le bossu” (il gobbo).

Locandina del film “Il cavaliere di Lagardère” (Le bossu) del 1997 diretto da Philippe de Broca.

Il romanzo è diviso in due volumi: il primo ha nome “Le petit parisien” (Il piccolo parigino) e il secondo “Le chevalier de Lagardère” (Il cavaliere di Lagardère), titolo che viene ripreso anche nella versione italiana del film. Il romanzo tradotto in italiano si trova pubblicato invece col titolo de “Il cavaliere di Lagardère: o il gobbo misterioso di Parigi.” La versione originale francese del film mantiene invece il titolo del romanzo: “Le bossu”.

Il suo scrittore, Paul Féval, è stato un romanziere e drammaturgo francese del XIX secolo, autore di splendide opere letterarie come “Il club delle foche” (Le club des phoques) del 1841, “I misteri di Londra” (Les Mystères de Londres) e “Il lupo bianco” (Le Loup Blanc) del 1843, “Le belle di notte” (Les Belles de nuit) del 1850, “Il capitano Simon” (Le Capitaine Simon) del 1851, “I vestiti neri” (Les Habits noirs) del 1863 e “La vampira “ (La Vampire) del 1865.

La trama del romanzo “Le bossu”, ambientato tra il 1699 e il 1717 benché scritto nel XIX secolo, narra le avventure del cavaliere Henri Lagardère (o solo Lagardère), un orfano soprannominato “Il piccolo parigino” dai due maestri d’arme Corcadasse e Passepoil, che vive di espedienti fino al giorno in cui fa la conoscenza del duca di Nevers per scoprire il segreto del suo colpo imbattibile: la “botta di Nevers”, una tecnica portentosa per uccidere qualunque nemico colpendolo in mezzo agli occhi. Il duca, che ha da poco avuto una figlia di nome Aurore, viene ucciso in una congiura ordita da suo cugino il principe di Gonzaga, che aspira alle sue ricchezze e alla mano della donna con cui Nevers si è segretamente sposato, che ha anch’essa nome Aurore come la bambina. Lagardère riesce a salvare la piccola Aurore da morte certa e a segnare con la spada la mano dell’uomo che ha ucciso il duca per poterlo un giorno vendicare. Celebre è la frase da lui pronunciata, e ormai divenuta proverbiale: “Chiunque tu sia, la tua mano conserverà il mio marchio. Ti riconoscerò. E, quando sarà il tempo, se non verrai da Lagardère, Lagardère andrà da te!” (“Qui que tu sois, ta main gardera ma marque. Je te reconnaitrai. Et, quand il sera temps, si tu ne viens pas à Lagardère, Lagardère ira à toi ! »). Così si chiude il primo volume del romanzo.

Immagine tratta dal romanzo originale “Le bossu” di Paul Féval padre. Autore sconosciuto. Immagine di pubblico dominio tratta dal sito di Wikipedia in francese.

Nel secondo volume, ambientato nel 1717, Aurore ha sedici anni e vive con Lagardère che l’ha cresciuta come una figlia con degli artisti girovaghi. Gonzaga ha sposato la madre di Aurore, che vive da reclusa nel ricordo del primo marito e della figlia che crede morta. Tutti, infatti, credono che la piccola Aurore e Lagardère siano morti. Per convincere la moglie a uscire dalla sua prigionia volontaria, Gonzaga le fa credere che sua figlia è viva facendola impersonare da un’impostora. Successivamente Lagardère, saputo che la madre della vera Aurore è ancora viva, decide di avvicinare Gonzaga travestendosi da gobbo, riconoscendo il marchio che questi ha sulla mano. Dopo molte vicissitudini, l’intrepido cavaliere riesce a uccidere Gonzaga usando la famosa “botta di Nevers” e a restituire la giovane Aurore a sua madre.

Il romanzo, scritto tra il 1857 e il 1858, fa parte dei cosiddetti “romanzi di cappa e spada” del XIX secolo e presenta molte analogie con “I tre moschettieri” scritto nel 1844 da Alexandre Dumas padre: come in quest’ultima opera, ad esempio, anche in “Le bossu” alcuni personaggi di fantasia si intrecciano con personaggi reali, rappresentati dal reggente di Francia Luigi d’Orléans, dall’abate Dubois, dallo zar Pietro il Grande e dall’economista scozzese John Law, che visse in Francia per molti anni. Inoltre, come Alexadre Dumas, anche tra “i Féval” vi furono padre e figlio scrittori di celeberrimi romanzi e pièce teatrali.

Paul Féval figlio (1860-1933) ha continuato la “saga” di Lagardère scrivendo la trama di numerosi romanzi con questo soggetto. Si citano: “I figli di Lagardère” (Le fils de Lagardère) del 1895, “I gemelli di Nevers” (Les jumeaux de Nevers) del 1895, “Le cavalcate di Lagardère” (Les chevauchées de Lagardère) del 1909, “Mariquita” del 1922, “Cocardasse e Passepoil” scritto tra il 1922 e il 1923, “Mademoiselle Lagardère” del 1929, “La figlioletta del gobbo” (La petite fille du Bossu) del 1931 e “La giovinezza del gobbo” (La jeunesse du Bossu) del 1934. Molti di questi romanzi non sono mai stati tradotti in italiano.

Del film basato sul primo romanzo di Féval padre, sono presenti anche versioni precedenti al ’97, come quella del 1944 e del 1959.

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