IL PROFUMO FRANCESE

La Francia è una terra famosa per il suo ampio numero di profumi (Parfums), molti dei quali appartenenti a rinomate case di moda e conosciuti in tutto il mondo.

La tradizione del profumo è antichissima e legata a riti magici o religiosi: risalgono all’antico Egitto le prime testimonianze sull’uso del profumo per imbalsamare le mummie dei faraoni, e ancora oggi l’incenso, una resina che sprigiona un fumo dalla fragranza molto intensa quando lasciata ardere, viene utilizzato per le cerimonie religiose di tutti i tipi di culto. La stessa parola “profumo” deriva dal latino “per fumum” e cioè “attraverso il fumo”, a indicare proprio la fragranza sprigionata dai fumi dell’incenso.

In Francia, però, l’uso del profumo come alleato di fascino e sensualità risale al 1533, quando venne importato da Caterina de’ Medici, che nello stesso anno andò in sposa al futuro re Enrico II (tra l’altro, alla stessa si deve anche l’importazione della forchetta, dei tacchi a spillo e della ricetta del Profiterole).

La tradizione dei profumi utilizzati per vanità dalle dame aristocratiche nasce infatti a Firenze, città natale di Caterina, grazie all’attività dei frati domenicani di Santa Maria Novella. Ancora oggi, nel capoluogo toscano, in via della Scala è presente la celeberrima Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, che ha le sue origini nientemeno che nel XIII secolo.

Caterina de’Medici.

L’uso del profumo ottenuto da essenze floreali o fruttate, però, nel Cinquecento era già conosciuto anche in molte altre corti e signorie italiane (per esempio nella Repubblica di Venezia, grazie all’officina dei Carmelitani scalzi), dove veniva considerato un alleato indispensabile per tutte le signore di un certo ceto sociale: la sua fragranza, infatti, non aveva solamente la funzione di ampliare il fascino delle nobildonne, ma anche quella di coprire i cattivi odori del corpo in un’epoca in cui la popolazione, anche quella appartenente ai ceti sociali più abbienti, faceva pochi bagni e si lavava in generale molto poco.

Alla corte di Francia, una delle meno pulite d’Europa, l’invenzione del profumo ebbe quindi un immediato successo: Renato Bianco, il profumiere di fiducia della regina Caterina chiamato anche “René le Florentin”, si trasferì alla corte di Parigi per creare numerose essenze apprezzate dalle nobildonne di tutta la capitale. In breve il loro uso si diffuse tra tutte le aristocratiche di Francia: tutte volevano assolutamente acquistare quella che veniva chiamata “Acqua della Regina” (Eau de la Reine), il profumo a base essenze di arancia e bergamotto (principali ingredienti dei profumi fiorentini) che veniva portato da Caterina de’Medici.

Nello stesso periodo, iniziarono a venire prodotti anche “profumi secchi” ottenuti da miscele di fiori essiccati che venivano utilizzate per profumare i vestiti e gli ambienti. Nasceva così il pot-pourri, il cui nome in francese significa letteralmente “vaso marcito”.

Nel XVII secolo, quando l’industria del cuoio divenne molto popolare in Francia, le cuoierie erano solite profumare guanti, cinture e scarpe con essenze floreali per coprire l’odore delle sostanze chimiche utilizzate per la lavorazione degli indumenti. In quello stesso periodo, divennero molto popolari le guanterie-profumerie di Grasse, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, che utilizzavano essenze floreali per la produzione di guanti di pelle. Proprio in Provenza, infatti, l’industria del profumo ebbe maggiore estensione rispetto ad altre zone della Francia grazie al tipo di vegetazione offerta dalla macchia mediterranea: rosa, gelsomino e lavanda erano piante che crescevano spontaneamente o potevano essere coltivate senza difficoltà una volta importate dall’Oriente, grazie al terreno fertile e al clima temperato di quelle zone, e costituivano pertanto la base di moltissime essenze profumate.

Alla fine del ‘600, Grasse smise di dedicarsi all’attività di cuoieria e iniziò a concentrarsi unicamente sulla realizzazione dei profumi, divenuta ormai un’attività commerciale molto più redditizia e già svolta con successo a Parigi, altro importante polo di lavorazione delle essenze. Nel 1782 venne fondata a Grasse la distilleria di Fragonard, una delle più famose di tutta la Francia ancora ai nostri giorni; poi fu la volta di Molinard e di Galimard, due marchi altrettanto importanti (vai anche alla pagina CITTÀ DELLA COSTA AZZURRA per saperne di più).

Due celebri nobildonne del Settecento famose per l’uso del profumo furono Madame Pompadour (l’amante del re Luigi XV) e la regina Maria Antonietta (1755-1793). Quest’ultima dette nuova vita alla moda francese grazie al suo gusto frivolo e pieno di classe (vai anche alla pagina LE PARRUCCHE DEL SETTECENTO), contribuendo in maniera significativa anche al propagarsi dell’uso del profumo tra le donne della corte di Versailles.

Ritratto di Maria Antonietta.

Uno dei più grandi profumieri di questo periodo fu Jean François Houbigant, fondatore nel 1775 di una delle più importanti distillerie di profumi di Parigi.

Dopo la Rivoluzione Francese, però, la moda del profumo attraversò un periodo di crisi, dovuto al fatto che questa veniva associata ai costumi della nobiltà e quindi vista come un’inutile frivolezza da parte del popolo. Lentamente, nell’Ottocento – soprattutto con il miglioramento delle abitudini igieniche tra la popolazione – la moda del profumo riprese, e nel 1828 nacque a Parigi la prima vera maison di profumeria della Francia, quella di Pierre François Pascal Guerlain.

Fu a partire dal 1865 che quella del profumo cominciò a diventare una vera e propria “scienza”, grazie alla classificazione in famiglie e sottofamiglie che ne fece l’inglese Eugene Rimmel. Questa classificazione, basata su alcune caratteristiche delle fragranze, venne perfezionata negli anni ’20 del Novecento da René Cercelau, e in seguito ampliata da altri profumieri fino ad arrivare a quella odierna.

Oggi i profumi francesi sono conosciuti ed apprezzati dalle donne di tutto il mondo e molti di loro vengono prodotti direttamente dalle distillerie delle case di moda per accompagnarsi alla raffinatezza dei vestiti creati.

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