J.M.G. LE CLÉZIO

Jean-Marie Gustave Le Clézio (conosciuto anche come J.M.G. Le Clézio), nato nel 1940, è uno scrittore franco-mauriziano emerso nel 1963 attraverso il romanzo “Il verbale” (Le procés verbal), vincitore del premio Renaudot. Il romanzo ha subito riscosso un enorme successo per la sua schiettezza nel raccontare le vicende della vita moderna: l’opera è infatti portavoce della solitudine e del senso di estraniamento della società moderna, della realtà giovanile piena di angoscia, dei problemi che l’uomo moderno riscontra in un’epoca affascinante ma allo stesso tempo annientatrice e capace di condurre verso la follia.

Consapevole della dura realtà dell’uomo moderno, Le Clézio descrive spesso nelle sue opere un ritorno alla vita primitiva, all’infanzia, ai sogni e alla fantasia. Il suo romanzo più celebre sull’argomento è “L’ignoto sulla Terra” (L’inconnu sur la Terre) del 1978, dove il protagonista, molto simile al Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, è un bambino che si trova a vagabondare sulla Terra descrivendone la bellezza e la poesia attraverso gli occhi di un fanciullo.

Nello stesso anno viene pubblicata una raccolta di favole per bambini dal titolo “Mondo e altre storie” (Mondo et autres histoires), spesso dal titolo conservato in francese. Il linguaggio è volutamente semplice perché sia comprensibile a grandi e a piccini.

Un altro importantissimo romanzo è “Deserto” (Désert) del 1980, in cui si descrive la delicata questione della donna e dell’immigrazione attraverso le vicende dell’eroina Lalla, provieniente dall’Africa ed emigrata in Francia, a Marsiglia, dove svolge il mestiere di modella in una realtà completamente diversa da quella dei tuareg da cui proviene. Il libro, pieno di fascino e di poesia, ha meritato il premio Goncourt nel 2008.

Nel 1985 viene pubblicato il romanzo “Il cercatore d’oro” (Le chercheur d’or) e nel 1991 “Onitscha”, dove torna il tema dell’Africa.

Nel 1992 l’autore tratta anche un’altra delicata questione, ovvero del rapporto tra ebrei e palestinesi e della persecuzione dei popoli nel romanzo “Stella Errante” (Étoile Errante).

Oggi Le Clézio è docente universitario, e nel 2008 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.

Si riporta un brano famosissimo tratto da “L’ignoto sulla Terra” (1978), con testo originale francese e traduzione in italiano:

” J’aime la plus belle des lumières, chaude, jaune, celle qui apparaît quelquefois l’après-midi sur le mur d’une chambre face au sud. C’est en elle que je voudrais habiter, pendant des jours, des mois, des années. Souple, tiède, vivante, douce, jaune comme la paille, jaune comme la flamme des allumettes, elle entre par la fenêtre ouverte sans que je sache d’où elle vient, de quels sables, de quels champs de maïs ou de blé mur. Elle entre, pareille à une chevelure de femme, elle se met à bouger entre les murs de la chambre, d’un mouvement continu qui emplit de bonheur, d’un seul long mouvement qui se déploie et rebondit sans cesse, la belle lumière chaude, la lumière d’été. Je la sens venir, elle m’enveloppe comme l’air, mais sans rien qui trouble ou attouche, elle regarde chaque parcelle de ma peau, elle me baigne et m’éclaire. Aucune lumière ne sait faire cela comme elle. Elle, elle est venue de tous les points de l’espace, poudre des soleils et des étoiles, parfum des astres. Lumière du tabac et des genêts, lumière du cuir, lumière de la bière, lumière des fleurs, lumière de la peau blonde et claire, elle supporte tout cela avec elle, comme une rivière qui coulerait sur elle-même. On n’entend pas son bruit. C’est à l’intérieur des oreilles qu’elle murmure son chant, c’est à l’intérieur du ventre qu’elle fait tourner sa ronde. Lumière de la paix, et il n’y aura jamais d’autre paix, jamais de bonheur plus grand dans le monde. Les guerres, les crimes, les mensonges, la faim, la soif, la souffrance, tout cela s’efface quand cette lumière emplit l’espace. C’est elle que les hommes veulent voir.”

Particolare dal dipinto “San Giuseppe falegname” di George de la Tour (1640) conservato al museo del Louvre di Parigi. Immagine di pubblico dominio.

TRADUZIONE IN ITALIANO (by francesefacile.altervista.org/blog)

“Amo la più bella delle luci, calda, gialla, quella che appare qualche volta il pomeriggio sul muro di una camera affacciata a sud. E’ in quella che vorrei abitare, per dei giorni, dei mesi, degli anni. Flessibile, tiepida, viva, dolce, gialla come la paglia, gialla come la fiamma dei fiammiferi, essa entra dalla finestra aperta senza che io sappia da dove viene, da quali sabbie, da quali campi di mais o di grano maturo. Entra, simile a una capigliatura di donna, si mette a muoversi contro le mura della stanza, con un movimento continuo che riempie di felicita, di un solo lungo movimento che si dispiega e rimbalza senza posa, la bella luce calda, la luce d’estate. La sento venire, mi avvolge come l’aria, ma senza niente che turbi o che sfiori, essa guarda ogni particella della mia pelle, mi bagna e mi rischiara. Nessuna luce sa fare questo come lei. Lei, è venuta da tutti i punti dello spazio, polvere dei soli e delle stelle, profumo degli astri. Luce del tabacco e delle ginestre, luce del cuoio, luce della birra, luce dei fiori, luce della pelle bionda e chiara, essa sopporta tutto questo da sola, come un fiume che affonderebbe su se stesso. Non si sente alcun rumore. E’ all’interno delle orecchie che mormora il suo canto, è all’interno del ventre che fa girare la sua ronda. Luce della pace, e non ci sarà mai altra pace, mai una felicità più grande nel mondo. Le guerre, i crimini, le mensogne, la fame, la sete, la sofferenza, tutto questo si affronta quando questa luce riempie lo spazio. E’ questa che gli uomini vogliono vedere.”

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