LA LEGGENDA DI YS

La Bretagna, importante regione situata a nord-ovest della Francia, è legata alla leggenda (légende) della mitica isola di Ys, situata nella baia di Douarnenez, che in bretone significa appunto “territorio dell’isola“. Il nome “Ys“, invece, potrebbe derivare dal francese arcaico “isle” che significa infatti “isola”.

LA ZATTERA DELLA MEDUSA
“La zattera della Medusa” (Le radeau de la Méduse) di T. Géricault (1818-1819). Museo del Louvre di Parigi.

Nei secoli antichi, l’isola di Ys esisteva veramente, ma, nel V secolo d.C., venne completamente sommersa dalla marea e cancellata dalla carta geografica, a causa di un terribile maremoto. Le sue rovine sono ancora visibili in fondo all’Oceano Atlantico e per molti secoli si è continuato a pregare e celebrare messe per l’anima dei suoi defunti abitanti.

Questo evento storico ha dato vita ad un’affascinante leggenda secondo cui quest’isola si trovava sotto al livello del mare, ma riusciva a rimanere perfettamente asciutta grazie a un sistema di dighe ben chiuse a chiave che la proteggevano dall’acqua.

Il re dell’isola era il buon Gradlon, nome talvolta tradotto come “Grallon “. Questo re era saggio e giusto, e si era trasferito sull’isola dalla Cornovaglia, regione della Gran Bretagna.

Un giorno affidò le chiavi delle dighe alla sua unica e bellissima figlia Dahud (anche detta Dahut). Di questa principessa si diceva sia che avesse una straordinaria bellezza ma anche un atteggiamento dissoluto, e che fosse dedita a riti pagani, se non addirittura alla stregoneria.

Per questo, di lei si innamorò il Diavolo, che venne a trovarla travestito da giovane e affascinante straniero. Egli riuscì a plagiarla durante un ballo e a convincerla a cedergli le chiavi che il padre le aveva affidato (secondo un’altra versione, gliele sottrasse di nascosto durante il ballo). Dopodiché, il diavolo usò le chiavi per aprire le dighe dell’isola e, una volta avvenuto il misfatto, questa venne completamente sommersa dall’acqua e distrutta.

Riuscirono a salvarsi solamente il re e pochi abitanti, a scapito, però, della vita della principessa Dahud: infatti, per salvare la sua anima posseduta dal demonio, San Guénolé (o addirittura Dio in persona, secondo altre versioni) ordinò al re di gettarla in mare per liberarla dalla sua possessione diabolica.

La principessa, fortunatamente, non morì. Tuttavia, venne trasformata in una sirena che continuò ad abitare l’oceano e ad affascinare i marinai col suo canto.

Questa leggenda vuole sia dare una spiegazione soprannaturale a un evento storico realmente avvenuto che mettere in guardia dal peccato e dai riti pagani: nata nel V secolo d.C., quando in Bretagna avvenivano le prime conversioni al Cristianesimo, la leggenda vuole dimostrare come il paganesimo e la vita dissoluta siano fonte di tragedie e sofferenze.

Non a caso il re Gradlon viene detto di origine britannica: la Bretagna prende nome proprio dalla Britannia, cioè l’isola costituita dall’Inghilterra, dal Galles e dalla Scozia, perché in questa regione della Francia si rifugiarono i Britanni quando vennero scacciati dai Sassoni durante l’invasione nel V secolo.

In questa leggenda viene anche menzionato San Guénolé, il patrono di Quimper, la città che sorge vicino alle rovine dell’isola. Il suo nome viene talvolta tradotto in italiano come “Corentino” e si tratta di un importante personaggio storico che nacque in Cornovaglia e migrò in Bretagna all’inizio del V secolo.

Egli fu eremita e vescovo di Quimper, ordinato proprio dal suo amico il leggendario re Gradlon. Si racconta che la loro amicizia nacque quando il re smarrì la strada durante una battuta di caccia e capitò nell’eremo del santo, il quale lo sfamò con del pesce appena pescato.

Molto probabilmente anche questa leggenda è un’allusione alla conversione dei Britanni al cristianesimo: il re Gradlon, dedito ai culti pagani, aveva metaforicamente “smarrito la via” alla ricerca della verità. Si era poi imbattuto nell’eremo di Guénolé, il quale gli aveva fatto conoscere Gesù Cristo simboleggiato dalla figura del “pesce” (in greco “ichthýs“, parola formata dalle iniziali di “Iesùs Christòs ThHyiòs Sotèr “: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore).

Questa leggenda, assieme alle storie del “Ciclo Bretone” della Chanson de Geste su Camelot e i Cavalieri della Tavola Rotonda, è una delle testimonianze (témoignages) del particolare periodo storico che segna il passaggio tra l’Epoca Classica e il Medioevo, periodo contraddistinto da grandi invasioni e alterazioni culturali, ma soprattutto dalla conversione delle tribù barbariche dal Paganesimo al Cristianesimo.

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