JACQUES CARTIER E IL COLONIALISMO FRANCESE

Dopo la scoperta dell’America nel 1492, molti Paesi europei iniziarono una vasta opera di colonizzazione del nuovo continente. I viaggi e le esplorazioni marittime – soprattutto attraverso l’Atlantico – divennero più agibili grazie all’invenzione di nuovi strumenti di navigazione e al miglioramento della mappe e delle bussole. Fra i Paesi maggiormente attivi nell’opera di colonizzazione vi furono Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo. Questi ultimi due Paesi, tuttavia, non mirarono solo alla conquista delle terre, ma anche alla conversione della popolazione indigena: numerosi sacerdoti cattolici e missionari iniziarono una vasta opera di predicazione tra gli indios del sud e centro-America. Anche la Francia fece partire alcune spedizioni con lo stesso intento, anche se in minor numero.

Il più grande navigatore ed esploratore francese di quell’epoca fu Jacques Cartier (1491- 1557), che venne incaricato personalmente dal re di Francia Francesco I di visitare le nuove terre dell’America settentrionale in cerca di ricchezze da riportare in patria, nonché di un passaggio per l’Asia attraverso l’Occidente.

“Jacques Cartier”, di Théophile Hamel (1844). Immagine di pubblico dominio.

Jacques Cartier partì per le Americhe nel 1534, nel 1535 e nel 1541. Nei suoi tre viaggi esplorò le coste dell’attuale Canada fondando diverse città, anche se fallì nel tentativo di trovare ricchezze e sbocchi alternativi per l’Oriente.

Durante il primo viaggio arrivò a Terranova e nella costa sud del Labrador (entrambe nella zona a nord-est del Canada che si affaccia sull’Atlantico e che oggi costituisce un’unica provincia dalla fusione delle due regioni).

Nel secondo viaggio si spinse poco più a sud ed esplorò anche il golfo del fiume San Lorenzo. Nella stessa occasione, risalì anche il fiume omonimo che sfocia nel golfo dopo aver scorso lungo il confine tra Canada e Stati Uniti.

Nel terzo e ultimo viaggio arrivò fino alla provincia del Québec (la cui capitale porta oggi lo stesso nome) e nelle città della stessa provincia che oggi si chiamano Montréal e Saguenay.

Mappa del viaggio di Cartier: in alto a destra è sottolineata la provincia di Terranova e Labrador (Newfoundland and Labrador) che fu la tappa del suo primo viaggio. Più a sud è indicato il golfo del fiume San Lorenzo, con il percorso del fiume indicato in rosso (seconda tappa). Sempre in rosso è sottolineata la provincia del Québec con l’omonima capitale e la città di Montréal (terza e ultima tappa).

Fu lui a ribattezzare il nuovo Paese scoperto “Canada” (in francese si pronuncia con l’accento sull’ultima “a”): nell’ultimo viaggio, infatti, Cartier ebbe modo di entrare in contatto con gli indiani irochesi, i quali erano soliti chiamare “kanata”  (“villaggio”) la città di Stadacona, vicino alla città di Québec. Cartier iniziò perciò a chiamare “Canada” tutta la zona da lui esplorata che si trovava a nord del continente americano, mentre il resto delle terre attorno presero il nome di “Nouvelle France” (“Nuova Francia”). Ancora oggi “Kanata” è il nome di un quartiere di Ottawa, capitale del Canada situata nella provincia dell’Ontario.

Il termine “Québec” deriva invece dalla parola indigena “Mi’kmaq” che significa “stretto”, poiché con questo termine si intendeva il restringimento del fiume San Lorenzo dove sorge oggi la città di Québec.

Dal 1534 le zone attorno a Québec, la città più importante fondata da Cartier, divennero un possedimento francese. Dopo Jacques Cartier, che morì nel 1557, un altro grande esploratore francese, Samuel de Champlain, fondò la prima colonia del Québec nel 1608, che si unì alla colonia di Port Royal, in Acadia (oggi Nuova Scozia), fondata il 27 luglio 1605.

Samuel de Champlain.

Più tardi, gli esploratori francesi giunsero più a sud, fino ai Caraibi e nello stato americano che fu chiamato “Louisiana” dall’esploratore René Robert Cavelier de La Salle nel 1682, in onore del re di Francia Luigi XIV.

Nel 1699 fu fondato il primo insediamento francese in quelli che sarebbero divenuti gli Stati Uniti d’America: Fort Maurepas, in onore del Primo Ministro del re Luigi XV. A quell’epoca, la Francia possedeva colonie sia in Canada che nei territori a sud, di cui la Louisiana costituiva il punto più meridionale.

Già sotto il re Luigi XIII, erano state create colonie francesi non solo in tutto il Canada meridionale, ma anche nelle Antille (isole di Martinica, Guadalupa e Santo Domingo) e in Africa (Senegal), grazie anche alla spinta data dal cardinale Richelieu, primo ministro francese, il quale mirava ad aumentare il potere della Francia su tutta l’Europa. A partire dal XVII secolo, infatti, abbandonati i progetti di conquista di ricchezze e di conversione della popolazione, l’istituzione delle colonie oltremare ebbe il solo scopo di aumentare la potenza e il prestigio del Paese sugli altri Paesi, accanto a un ruolo – che divenne sempre più marginale – di attracco commerciale, soprattutto in Canada.

Questo spiega perché non vi furono grandi tentativi di colonizzazione francese in America del Sud e negli Stati Uniti, tranne che nel 1555 e nel 1612, quando fallirono rispettivamente i tentativi di conquista del Brasile e della Florida. Fu invece portata con successo la conquista della Guyana francese nel 1634.

Nel 1715 i francesi riuscirono a sottrarre agli olandesi le isole “Mauritius”, che però vennero conquistate dalla Gran Bretagna nel 1810.

Nel 1756 l’esploratore Corneille Nicolas Morphey riuscì ad arrivare alle isole dell’arcipelago indiano che chiamò come il ministro delle finanze di Luigi XV:  Jean Moreau de Séchelles (il nome usato oggi “Seychelles” deriva dalla sua storpiatura in inglese).

Per quanto riguarda le colonie francesi in America, a partire dal 1688 queste attraversarono un periodo piuttosto turbolento, che prende nome di “Guerre franco-indiane”: si tratta di una serie di conflitti scoppiati tra le potenze europee che ebbero gravi ripercussioni anche sulle colonie americane di Francia e Gran Bretagna. Infatti, dopo la Guerra di Successione Spagnola (1701- 1715), il trattato di Utrecht (1713) stabilì la cessione di alcune terre canadesi – tra cui Terranova – alla Gran Bretagna da parte della Francia; e dopo la Guerra dei Sette Anni (1756 -1763) la Nuovelle France (compresa la Louisiana) passò interamente alla Gran Bretagna, anche se il Canada anglofono e quello francofono si ricongiunsero definitivamente solo nel 1840.

Nel 1795 Santo Domingo, per metà spagnola e per metà francese, fu assegnata interamente alla Spagna.

Infine, dopo l’Età Napoleonica (1799-1815), ebbe inizio una seconda fase del colonialismo francese, incentrata però sulla conquista dell’Africa e non più dell’America: nel XIX secolo la Francia riuscì a conquistare l’Algeria, la Tunisia e la Costa d’Avorio. Nel XX secolo si unì a queste colonie anche il Marocco (1912).

Tuttavia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le varie colonie francesi in Africa vennero anch’esse perdute una dopo l’altra, come era stato di quelle americane nel XVIII secolo.

(Vai alla pagina dedicata a CHARLES DE GAULLE per saperne di più sulla questione algerina).

(Scritto da Elisa Quaglia)

(Tutte le informazioni e le immagini qui presenti sono di pubblico dominio).

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