LA CHANSON DE GESTE

Col termine “Chanson de geste” (Canzone di gesta) si intende il primo genere letterario in lingua neolatina (o “romanza“, dal nome della città di “Roma“) diffusosi al mondo. Trattasi di un genere letterario nato nel nord della Francia – e perciò inizialmente scritto in un tipo di francese arcaico chiamato “oïl”– che si sviluppò tra l’XI e il XIII secolo a partire da cantori detti “trovieri” (vai alla pagina TROVATORI E TROVIERI per saperne di più), alcuni dei quali erano veri e propri menestrelli erranti, mentre altri erano nobili e membri della corte.

Il genere è narrativo a carattere epico: ciascuna “chanson” (o poema) narra infatti attraverso la poesia delle epiche vicende di un re, un cavaliere (paladino), o comunque di un famoso eroe dell’età Classica o medievale.

Il nome riprende l’espressione latina “Res Gestae“, titolo dell’autobiografia dell’imperatore romano Augusto (“Res Gestae Divi Augusti”), che significa “imprese compiute” (letteralmente “cose portate a termine”).

In base all’argomento trattato, i poemi della Chanson de Geste possono essere divisi in CICLI o MATERIE (in Germania, per i racconti epici si usa invece il termine di “saga“):

1) MATERIA DI FRANCIA (ciclo carolingio)

Come dice il nome stesso, si tratta di poemi sulle imprese compiute da Carlo Magno e dai suoi cavalieri, detti “paladini”( in francese paladins) perché abitanti presso il palazzo reale (in latino “palatius“). Principalmente i testi narrano le imprese compiute dai cavalieri cristiani nella lotta contro i Saraceni (musulmani che vivevano in Europa e nel bacino del Mediterraneo) e il poema più famoso di questo ciclo, e delle Chansons de geste in generale, è la “Chanson de Roland” (Canzone di Rolando), scritta nell’ XI secolo.

Il testo è ispirato a un evento storico realmente accaduto: la tragica morte del paladino Rolando avvenuta nel 778 durante la battaglia di Roncisvalle, sui Pirenei, contro alcuni dissidenti baschi. Nel poema, però, i nemici affrontati dal paladino sono i Saraceni, e i sentimenti principalmente descritti sono coraggio, onore e lealtà verso il sovrano. La guerra contro i Saraceni è inoltre l’argomento principale di tutti i poemi di questa materia.

A questo ciclo appartengono opere dal registro più solenne (come appunto “La Chanson de Roland“) e opere più spiritose (come il “Pellegrinaggio di Carlo Magno” o “Pèlerinage de Charlemagne“), che hanno ispirato i poemi italiani rinascimentali “Orlando Innamorato” (1483) di Maria Matteo Boiardo, e  l’ “Orlando Furioso” (1516) di Ludovico Ariosto, dove il nome di Rolando viene trasformato in “Orlando” e, oltre alla guerra contro i Saraceni, si aggiunge anche il tema dell’ amore, che non è presente nei poemi francesi medievali.

Il tema della lotta tra cristiani e musulmani viene ripreso anche da Torquato Tasso nel capolavoro del 1575 “Gerusalemme liberata“, anch’esso ispirato al ciclo carolingio benché tratti della prima crociata del 1096.

“Chanson de Roland: Morte di Rolando”. Miniatura di Jean Fouquet del XV secolo. Immagine di pubblico dominio.

Il ciclo carolingio può essere suddiviso ancora ne: il ciclo del re, il ciclo di Guglielmo (o dei Narbonesi), a cui appartiene la famosissima “Chanson de Guillaume”, e il ciclo dei “vassalli ribelli”, a cui si aggiunge il “ciclo della crociata“. 

2) MATERIA DI BRITANNIA (ciclo bretone)

I poemi appartenenti a questo ciclo narrano le imprese di Artù – primo re dei Britanni – e dei suoi Cavalieri della Tavola Rotonda, abitanti nella città di Camelot che è situata nella magica isola di Avalon. La terra di Avalon viene oggi identificata nella città inglese di Glastonbury, nel Somerset, dove si dice sia sepolto Re Artù.

A differenza del ciclo carolingio, il ciclo bretone – ambientato in Inghilterra ma scritto in arcaico francese – tratta spesso argomenti magici e mitologici piuttosto che storici: tra i personaggi vi sono infatti il mago Merlino, la strega Mab e sua sorella Viviana la dama del lago, nonché la Fata Morgana, sorellastra di Artù.

La lotta contro “gli infedeli” non è più l’atto principale attraverso cui l’eroe manifesta la sua devozione alla cristianità, bensì lo diventa la ricerca personale di Dio e della Fede: molti dei poemi legati a questo ciclo, infatti, narrano della ricerca del Santo Graal da parte dei cavalieri di Re Artù, viaggio epico che è metafora della ricerca dell’illuminazione.

Anche la devozione verso il sovrano viene meno, tant’è che una delle opere più famose del ciclo è il “Lancillotto o il cavaliere della carretta” (Lancelot ou le chevalier de la charrette) scritto intorno al 1170-1180 da Chrétien de Troyes, in cui viene narrato l’amore proibito tra Lancilotto – cavaliere della Tavola Rotonda – e la regina Ginevra, moglie di Artù; un amore che porterà al tradimento di Artù da parte di entrambi. Infatti, nel ciclo bretone viene introdotto un tema nuovo rispetto al ciclo carolingio: l’amore, che è presente anche nell’opera “Tristano e Isotta“, scritta nel XII secolo da autore ignoto. Per questa ragione, i poemi scritti dall’Ariosto e dal Boiardo vengono considerati una fusione tra lo stile del ciclo carolingio e quello del ciclo bretone.

La saga di Re Artù è stata trattata nei secoli da diversi autori: non solo francesi e italiani, ma anche inglesi e tedeschi.

“Lancillotto e Ginevra”, fotografia del 1874. Immagine di pubblico dominio.

3) MATERIA DI ROMA

La materia tratta le imprese epiche di personaggi realmente esistiti dell’Età Classica (greco-romana), e lo stile è più solenne. Il poema più famoso su questo argomento è il “Roman d’Alexandre” (Romanzo di Alessandro) del 1130, scritto da Alberico di Pisançon, rimaneggiato successivamente da vari autori e terminato da Alexandre de Bernay tra il 1180 e il 1190. Quest’opera, che narra le imprese compiute da Alessandro Magno, re di Macedonia, è importante per aver influenzato l’uso dei versi dodecasillabi (chiamati appunto “alessandrini“) in tutte le opere successive della Chanson de Geste.

“Alessandro Magno”, dal disegno ricolorato di “Aristotele e il suo pupillo, Alessandro” di Charles La Plante. Immagine di pubblico dominio.

Qualunque sia la materia trattata, ciò che è fondamentale in ciascun ciclo narrativo è la presentazione di due schieramenti ben contrapposti: la lotta tra il bene e il male, senza possibilità che l’avversario abbia un suo punto di vista e una sua giustificazione (il concetto di “punto di vista del cattivo” verrà introdotto solo nel 1667 con lo scrittore inglese John Milton, nel poema epico “Paradiso Perduto“).

Il testo di tutte le Chansons, di cui esistono circa 80 opere, è scritto in poesia, con l’uso di versi, rime e figure retoriche. La rima è solitamente baciata (cioè secondo lo schema AA, BB), e spesso è sempre la stessa all’interno della medesima strofa. Qualche volta, al posto della rima viene utilizzata anche solo l’assonanza (per esempio, una parola che finisce in -are fa rima con una che finisce in -ore). I versi sono generalmente ottonari (tipici dell’ XI secolo) o decasillabi (tipici del XII secolo), ma nel 1180 si affermò permanentemente il “verso alessandrino”, che venne utilizzato in tutti i poemi successivi.

Il numero di versi all’interno di una strofa è variabile, e strofe di questo tipo vengono chiamate “lasse“, caratteristiche di questo stile letterario.

Ciò che è comune a tutti i poemi è inoltre l’estrema semplicità: ogni verso costituisce una frase indipendente, senza presenza di enjambement; ma se così non fosse, il secondo verso si ricollega al precedente attraverso l’uso della stessa parola che era servita per chiudere il primo verso.

Spesso, inoltre, i personaggi vengono nominati attraverso l’uso di appellativi fissi, uso che riprenderà anche Shakespeare.

Le strofe vengono rese il più musicali possibili, per far sì che il poema possa essere interamente cantato, o perlomeno accompagnato dalla musica. Poiché a volte veniva addirittura chiesto ai cantori di improvvisare la storia, ogni argomento presenta una struttura fissa, ossia dei punti essenziali da rispettare all’interno della trama, cosa che rendeva assai più facile l’improvvisazione.

La maggior parte degli autori sono sconosciuti, ma alcuni come Chrétien de Troyes (autore anche del “Perceval o il racconto del Graal”) e Robert de Boron (autore dei poemi “Merlino” e “Giuseppe di Arimatea”) sono piuttosto celebri, ed entrambi esponenti del ciclo bretone della Chanson. Tuttavia, i manoscritti subivano spesso numerosi rimaneggiamenti durante gli anni e a seconda dei vari cantori. E’ perciò possibile che molte delle opere pervenute fino ad oggi siano state concepite in maniera diversa dal loro autore.

“Chrétien de Troyes”, da un’incisione del 1530. Immagine di pubblico dominio.

La Chanson de Geste ebbe diffusione anche in altre aree europee di lingua neolatina, come la Francia meridionale (e in particolare la Provenza), dove venne ripreso da alcuni autori il tema del cavaliere Rolando. Testi molto importanti prodotti in questa zona sono anche la “Canzone della Crociata contro gli Albigesi“, la “Cansò de Antiochia” e la “Canzone della guerra di Navarra”.

Il genere si diffuse inoltre anche in Italia settentrionale (dove nacque la letteratura franco-veneta) e in Spagna (soprattutto in Castiglia), anche se con alcune differenze rispetto allo stile francese. Qui vennero prodotte le opere “Crónica general de España”, “Cantar de Roncesvalles”, “Mocedades de Rodrugo” e il famosissimoCantar de Mio Cid”.

Informazioni aggiuntive, in particolare sul CICLO BRETONE e su Chrétien de Troyes e Robert de Boron, sono presenti alla pagina IL SANTO GRAAL.

(Tutte le immagini e le informazioni qui presenti sono di pubblico dominio).

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