LA RIVOLUZIONE DI LUGLIO

Dopo il Congresso di Vienna, che ebbe luogo dal 1814 al 1815 per ripristinare gli antichi confini europei e riportare l’equilibrio in Europa dopo lo stravolgimento causato dalle guerre napoleoniche, molti popoli cominciarono a insorgere contro i propri sovrani per rivendicare i loro diritti costituzionali. Dopo la Restaurazione europea avviata a partire dal Congresso di Vienna, infatti, molte nazioni si erano trovate governate da sovrani stranieri e da autocrati che, per quanto inizialmente mostratisi di vedute liberali, lentamente cominciarono a ritrattare le concessioni fatte dai loro predecessori assumendo sempre più le sembianze di monachi assoluti dell’epoca pre-rivoluzione francese.

Desiderosi di liberarsi del dominio straniero e di riottenere i propri diritti, molti Stati europei erano insorti sin dal 1820.

I moti rivoluzionari del 1820-21 scoppiarono quando in Spagna, presso il porto di Cadice, alcuni ufficiali si rifiutarono di imbarcarsi per le Americhe al fine di sedare delle rivolte indipendentiste da parte dei coloni, come era stato loro ordinato dal re Ferdinando VII. Il sovrano, posto sul trono dalla Restaurazione dopo essere succeduto a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, aveva ritirato la Costituzione che era stata concessa nel 1812 dal precedente sovrano, causando il malcontento della popolazione.

In Francia, invece, era stata riportata sul trono la casa reale dei Borboni spodestata durante la Rivoluzione Francese del 1789 e sostituita dalla dominazione di Napoleone dal 1804 al 1813. Al fine di evitare nuovi disordini, benché il sovrano di Spagna si fosse visto inizialmente ben disposto ad acconsentire alle richieste del popolo, il re di Francia Luigi XVIII si schierò contro i rivoltosi spagnoli e li sconfisse nella battaglia del Trocadero che si combatté a Cadice il 31 agosto 1823. Questa cruenta battaglia risoltasi con la vittoria francese riuscì a sedare l’insurrezione attraverso un esercito chiamato “i Centomila Figli di San Luigi” (Les cent mille fils de Saint Louis), nonché a liberare Ferdinando VII che nel frattempo era stato fatto prigioniero.

Luigi XVIII.

Tra il 1820 e il 1821 scoppiarono moti insurrezionali anche in Sicilia, a Napoli e in Piemonte per liberarsi delle monarchie assolutiste e straniere. Pochi anni dopo fu anche la volta della Russia, dove alcuni intellettuali facenti parte di società segrete cospirative dette vita al “moto decabrista”, che in russo significa “dicembrino” perché scoppiato nel dicembre del 1825, per opporsi all’assolutismo dello zar Nicola I. Tutti questi moti, tuttavia, compreso quello dei decabristi, fallirono miseramente venendo lavati nel sangue.

Altri moti insurrezionali scoppiarono successivamente negli anni 1830-1831, a partire stavolta dalla Francia, la stessa nazione che aveva sconfitto gli insorti di Cadice. Tali moti nacquero a partire dai figli della classe emergente: universitari e membri dell’alta e media borghesia nati all’epoca del liberalismo e di Napoleone Bonaparte. Quando nel luglio 1830 il nuovo re Carlo X, salito al trono nel 1824 e già molto impopolare tra i suoi sudditi, decise di ritirare la costituzione emanando le “Ordinanze di Saint-Cloud”, la borghesia parigina insorse affiancata dal popolo (cominciando dai membri dell’Associazione patriottica di Morhéry) e iniziò a scendere in piazza per protestare, costruendo barricate per combattere contro i soldati venuti a sedare le rivolte.

Carlo X.

Dal 27 al 29 luglio vennero combattute nella capitale le Tre Gloriose (Trois Glorieuses) ovvero le tre giornate di battaglia che portarono all’abdicazione di Carlo X e all’incoronazione di Luigi Filippo d’Orléans come re dei francesi. Gli eventi del luglio 1830 passarono alla storia come “Rivoluzione di Luglio” o “Monarchia di Luglio” o ancora “Seconda rivoluzione francese”, in quanto la dinastia dei Borbone fu cacciata via per sempre dal trono e la Francia non ebbe mai più un monarca assoluto.

Luigi Filippo d’Orléans.

Luigi Filippo d’Orléans apparteneva a un ramo cadetto della dinastia dei Borboni (era figlio del duca Filippo d’Orléans, cugino di Luigi XVI) . Poiché di vedute liberali, era una figura amata dal popolo, e in quanto tale scelse di venire incoronato col titolo di “re dei francesi” e non più ” re di Francia”, sottintendendo che il suo potere derivava unicamente dall’approvazione popolare e non dal diritto di nascita. Questa sua scelta causò lo scompiglio negli altri Stati europei, i quali divennero timorosi di una seconda minaccia francese agli equilibri internazionali. In segno di disprezzo, al nuovo re vennero dati diversi soprannomi da parte delle altre corti d’Europa: “re delle barricate”, “re cittadino”, “re borghese” e “re detestato”.

I fatti del luglio 1830 misero inoltre in crisi la Santa Alleanza, ovvero l’alleanza che si era creata tra gli Stati europei (partendo da Russia, Prussia e Austria) per fare in modo che i confini geografici stabiliti dopo il Congresso di Vienna venissero preservati.

L’Alleanza stabiliva il reciproco aiuto tra sovrani per sedare le eventuali rivolte in un Paese o nell’altro, e si era mostrata molto efficiente durante i moti degli anni ’20 e ’21 (e anche durante la Battaglia di Waterloo). Con l’ascesa di Luigi Filippo, che venne ufficializzata il 9 agosto 1830, la Francia decise di ritirarsi dall’Alleanza e il principio di mutuo soccorso venne sostituito da quello di “non intervento”, il quale venne approvato anche dal re d’Inghilterra Guglielmo IV di Hannover.

Secondo il “principio di non intervento”, ancora oggi in vigore tra le nazioni, una nazione straniera non può reclamare il diritto di interferire con gli affari di politica interna di un’altra nazione. L’approvazione di tale principio da parte di due potenze come la Francia e l’Inghilterra, causò nel 1830 la rottura della Santa Alleanza, la quale cessò definitivamente di esistere dopo la Guerra di Crimea (1853- 1856).

Nell’agosto del 1830 scoppiò anche la Rivoluzione belga (Révolution belge) per separare il Belgio dall’Olanda: il Belgio, infatti, di religione cattolica e di lingua prevalentemente francese, nel 1815 era stato inglobato all’Olanda, di religione calvinista e di lingua olandese, andando a formare il Regno Unito dei Paesi Bassi e assumendo non più il nome di “Belgio” ma di Province del Sud.

Il 25 agosto iniziarono in tutto il Paese una serie di rivolte e scioperi per protestare contro l’egemonia olandese, e soprattutto contro le severe imposizioni economiche con cui l’Olanda sottometteva i belgi al suo controllo.  A Bruxelles scoppiarono sanguinosi conflitti e il governo locale decise di dichiarare l’indipendenza del Belgio dai Paesi Bassi. In virtù del principio di non intervento, l’Austria, che esercitava il suo controllo su buona parte di questi ultimi, non poté intervenire per sedare la rivolta, ed ecco che nel 1831 venne ufficialmente dichiarato il Regno del Belgio con a capo Leopoldo I di Sassonia-Coburgo-Gotha.

In Francia la “monarchia di luglio” ebbe fine nel 1848, quando i cittadini di Parigi, percependo un atteggiamento monarchico in Luigi Filippo d’Orléans, dettero vita a nuove insurrezioni e a nuove barricate, decidendo della sua abdicazione e dell’instaurazione della Seconda repubblica francese (1848 – 1852). Questo evento divenne noto col nome di Terza Rivoluzione francese, e fu in questo contesto che divenne ufficiale il motto nato nel 1789 “Libertà, uguaglianza, fraternità” (Liberté, Égalité, Fraternité), grazie a Pierre Leroux, rappresentante dell’Assemblea Nazionale.

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