LA VITA BOHÉMIENNE

I termini “bohémien” (boemo) e “vita bohémienne” (vie bohémienne) venivano utilizzati in Francia tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX per indicare lo stile di vita praticato dagli artisti di Parigi dell’epoca, lontano cioè dalle normali convenzioni sociali e concentrato sulla continua ricerca della verità, della libertà e della bellezza.

I bohémiens, a differenza dei borghesi, non rispettavano i dettami imposti dalla società e neanche erano interessati a farne parte, poiché non ne condividevano gli ideali. La borghesia e il suo spietato capitalismo venivano infatti considerati nemici dell’autorealizzazione e del talento artistico, poiché soffocavano la fantasia e l’immaginazione. I bohémiens erano al contrario dediti alla ricerca della libertà in ogni sua forma, e non potevano dunque essere costretti da imposizioni di alcun tipo.

Per questa ragione, molti di loro non si preoccupavano di nascondere delle relazioni extraconiugali o delle convivenze, che all’epoca erano considerati fenomeni molto scandalosi. Inoltre, il bohémien era continuamente dedito a esperienze di vita estreme per ampliare la propria arte e creatività, possedeva un atteggiamento provocatorio nei confronti della società e in genere uno stile di vita dissacrante e/o autodistruttivo (non di rado potevano essere alcolizzati o dipendenti da droghe). Per opporsi agli ideali della vita borghese o perché finiti in miseria dalle proprie dipendenze, la maggior parte di loro viveva in assoluta povertà e “tirava a campare” vendendo le proprie opere d’arte: quadri, sculture, poesie, composizioni musicali e romanzi.

Poster di Toulouse – Lautrec.

Sebbene la vita bohémienne coinvolgesse un po’ tutte le forme d’arte, più frequentemente era praticata dai pittori, che vivevano quasi tutti nella Rive Gauche di Parigi (la riva sinistra della Senna), zona della capitale con un più alto numero di stranieri. Questo stile di vita non era infatti seguito solo dai francesi, ma anche dagli artisti migrati da ogni parte del mondo perché perseguitati per ragioni politiche o perché alla ricerca di se stessi. La concentrazione maggiore si aveva nel Quartiere Latino e di Montparnasse, ma anche il quartiere di Montmartre, sulla Rive Droite, divenne uno dei centri più rinomati.

Il termine “bohémien” nasce da un fraintendimento storico: all’epoca si credeva erroneamente che quello stile di vita fosse praticato dai gitani della Boemia, regione dell’attuale Repubblica Ceca.

I gitani (o tsigani o tzigani) – ossia un tipo particolare di zingari – erano rinomati per la loro mancanza di regole, di vincoli e anche di moralità (come viene descritto anche nel romanzo del 1827 “Gli zingari” dello scrittore russo Aleksandr Sergeevič Puškin). Dopo la Guerra dei Trent’anni (1618 – 1648) molti di loro avevano lasciato la Boemia ed erano emigrati in Europa occidentale per motivi religiosi e politici. Una parte aveva trovato rifugio in Francia, che era stata una nazione che aveva combattuto contro la fazione cattolica durante lo scontro. Per questa ragione, si credeva che i numerosi zingari che vivevano a Parigi alla fine dell’Ottocento fossero tutti di origine boema, cosa che oggi è risaputo non essere vera.

Il loro stile di vita, opposto a quello soffocante della società borghese dell’Ottocento, suscitò particolare interesse in Francia, come evoluzione dello stile di vita dissacrante e autodistruttivo già praticato dai “Poeti maledetti” francesi nella seconda metà del secolo. Perciò, quasi in contemporanea con il movimento poetico del Decadentismo a cui appartenevano tali poeti, nacque il termine “bohémien”.

“La Bohème”, dipinto di Pierre- Auguste Renoir (1868).

Nel 1845 uscì il romanzo “La vie de Bohème” (tradotto in italiano come “La Bohème o gli eroi della miseria”) di Henri Murger, attraverso il quale divenne celebre questo nuovo atteggiamento da parte dei giovani pittori del XIX secolo. Nel libro vengono descritti tre tipi diversi di bohémiens: i sognatori sconosciuti (gli artisti poveri), gli amatori (gli annoiati in cerca di nuove esperienze di vita per uscire dal loro stato di apatia) e gli ufficiali famosi (bohémiens divenuti celebri e benestanti ma che continuavano a praticare uno stile di vita misero ed eccentrico).

Fu però solo alla fine del secolo che il movimento si fece più diffuso, ispirando l’opera lirica “La bohème” di Giacomo Puccini del 1896 e la “Carmen” di Georges Bizet del 1875 (tratta dal libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy) nella quale viene citato questo movimento artistico.

Poster de “La Bohème” di Giacomo Puccini.

Il movimento bohémien ebbe il suo apice durante la Belle Époque, ossia gli anni che vanno dal 1896 alla Prima Guerra Mondiale (1914 – 1918), ma venne coltivato anche fino alla seconda. Nel 1965 il celebre cantante armeno – naturalizzato francese – Charles Aznavour, assieme a Jacques Plante, dedicò a questo movimento la celebre canzone “La bohème” che si può ascoltare nella sezione di CANZONI FRANCESI del blog.

Celebri pittori bohémien furono Henri de Toulouse – Lautrec (o conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse-Lautrec-Montfa), Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Vincent van Gogh, Alfred Sisley e Maurice Utrillo.

Oggi questo termine è utilizzato ancora, anche se il movimento è meno di moda, per indicare artisti dediti a uno stile di vita libero e spregiudicato in ogni parte del mondo.

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